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Commento
24 novembre 2025 - Attualità - Nigeria - Il Giornale
Quel silenzio che circonda un genocidio di serie B
Fausto Biloslavo
Red week, la settimana che ricorda il sangue versato dai cristiani nel mondo, si conclude oggi. E ha coinvolto 13 paesi con 100 eventi, a cominciare dall’Italia, per denunciare la persecuzione, i massacri, le discriminazioni subite dai cristiani nel mondo. Ne avete sentito parlare? Poco o niente. Si sono riversati in piazza folle in segno di vibrante protesta, come per il massacro a Gaza? Assolutamente no, anche se per la prima volta, bontà loro, la sede a Bruxelles del Parlamento europeo si è illuminata di rosso. E lo stesso hanno fatto Palazzo Chigi e altri edifici pubblici in Italia ricordando il sangue dei cristiani versato nel mondo. 
La persecuzione di chi crede in Cristo non va di moda e continua sotto silenzio. La sveglia deve darcela  il presidente Donald Trump con la denuncia del “genocidio” in Nigeria. Forse esagera perché tagliagole islamici e pastori jihadisti massacrano pure i musulmani, ma almeno se ne parla senza tanti fronzoli politicamente corretti. Nel mondo 413 milioni di cristiani vivono in paesi dove la libertà religiosa è sotto tiro secondo il rapporto 2025 di Aiuto alla chiesa che soffre. E la metà è direttamente esposta alla persecuzione. 
La Nigeria, come ha ricordato con un’interrogazione il Gruppo dei conservatori europei, è il paese più colpito al mondo dalla violenza contro i cristiani. Tra il 2019 e il 2023 quasi 17000 sono stati uccisi in attacchi mirati a causa della loro fede. E solo nei primi sette mesi del 2025 le vittime sono 7000 e circa 7800 i rapimenti.
I cristiani sono morti di serie B condannati al disinteresse. Per non parlare dello stillicidio della fuga dei cristiani dalle terre dove è nata la fede, come l’Iraq, la Siria, il Libano ed i territori palestinesi. Un esodo dimenticato, talvolta volutamente, per non “offendere” l’Islam o infastidire potenze piccole e grandi. 
Nonostante i cristiani subiscano persecuzioni o discriminazioni in 32 Paesi. In 68 nazioni si registrano danni o distruzioni di beni, prorietà, in particolare Chiese, con una chiara motivazione religiosa. In 45 nazioni non è possibile professare pubblicamente la fede attraverso i simboli della cristianità. 
Il “genocidio” dei massacri, delle distruzioni o dell’esodo inesorabile è terribile e vergognoso per l’inazione da parte dell’Europa unita, in primis, culla della cristianità. Ancora peggio, però, è la condanna al silenzio. 
[continua]