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Intervista esclusiva
26 novembre 2025 - Il fatto - Ucraina - Il Giornale |
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| “Donbass neutrale e demilitarizzato Per Kiev l’articolo 5 Putin non ha vinto” |
Fausto Biloslavo Se gli ucraini si ritireranno dal Donbas, la zona resterà neutrale, smilitarizzata e controllata da “una forza di monitoraggio internazionale”. Putin non ha vinto, ma bisogna arrivare ad una pace duratura. “Siamo molto vicini alla fine” della guerra, grazie al piano Trump che ha costretto ucraini e russi “a porre le loro condizioni e prendere decisioni su dove possono cedere un po’ e ottenere un po’”. Keith Kellogg, inviato speciale della Casa Bianca per l’Ucraina risponde a tutte le domande sul piano di pace, che punta a chiudere il devastante conflitto nel cuore dell’Europa. Un’intervista esclusiva del Giornale, dal numero di uomini dell’esercito ucraino, all’utilizzo degli asset russi congelati fino alle garanzie di sicurezza per Kiev. Generale in congedo, classe 1944, si è fatto le ossa in Vietnam conquistando sul campo medaglie al valore come la Silver Star. Ufficiale dei corpi speciali e delle truppe aviotrasportate ha servito nella prima guerra del Golfo ed era al Pentagono durante l’attacco dell’11 settembre. Nel novembre dello scorso anno il presidente Donald Trump lo ha nominato inviato speciale per l’Ucraina. I russi lo vedono come fumo negli occhi e Kellog, secondo indiscrezioni dei media Usa, annuncerà le sue dimissioni in gennaio. Nell’intervista non lascia spazio a polemiche e spiega come si sta arrivando alla fine della guerra. Il piano Trump non è la pace giusta, ma neppure la capitolazione. Adesso si tratta su una sintesi aggiornata di 19 punti. Cosa ne pensa? “Il piano di pace in 28 punti è un quadro grazie al quale i team negoziali possono iniziare le discussioni. Ci sono già state varianti ucraine e una versione europea, che le squadre delle trattative possono valutare per poi presentarle ai rispettivi Presidenti”. Quindi il piano iniziale non era un “prendere o lasciare”, ma lascia spazio a miglioramenti? “Come ho detto è una posizione di partenza per fare avviare i negoziati”. La scadenza di domani sul piano di pace, imposta inizialmente dalla Casa Bianca, sembra slittare, ma non suona come un ultimatum? “Stiamo discutendo e negoziando di questioni molto complesse da 10 mesi. Adesso siamo molto vicini alla fine e fissare una scadenza costringe le parti a porre le loro condizioni e prendere decisioni su dove possono cedere un po’ e ottenere un po’”. Uno dei nodi ancora da scogliere riguarda i territori contesi. Chi amministrerebbe la zona demilitarizzata e neutrale del Donbas da dove gli ucraini dovrebbero ritirarsi? “Questo punto, in particolare, deve essere ancora definito per quanto riguarda il ritiro dall’area. Sono in preparazione piani ed in corso trattative, ma verrà costituita una forza di monitoraggio internazionale per garantire che la zona demilitarizzata sia rispettata da ambo le parti”. Cosa prevedono le garanzie di sicurezza per Kiev e sono sufficienti? “Fondamentalmente le garanzie di sicurezza sono simili a quelle previste dall’articolo 5 della Nato (intervento armato in caso di attacco ad un singolo Paese alleato come difesa collettiva nda) senza diventare membro dell’Alleanza atlantica. Se sono sufficienti e verranno accettate è una decisione che spetta all’Ucraina”. Cosa pensa della proposta di dimezzare le Forze armate di Kiev a 600mila uomini? “Per quanto a mia conoscenza la nuova proposta è di aumentare ad 800mila effettivi”. Non pensa che il riconoscimento dell’annessione della Crimea ed il congelamento della linea del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia sia un riconoscimento “de facto” dell’aggressione russa? “La Crimea è stata perduta nel 2014 e l’attuale linea di contatto riconosce “de facto” solo il territorio occupato dalla Russia al momento della firma dell’accordo (di pace nda). Questi territori non saranno riconquistati con la forza, ma piuttosto negoziati nel tempo attraverso misure diplomatiche”. Cento miliardi di beni russi congelati verranno investiti per la ricostruzione dell’Ucraina. Però l’Europa dovrebbe versarne altri 100, secondo la bozza iniziale del piano Trump. Solo gli Stati Uniti ci guadagnano? “Prima di tutto è l’Unione europea che dovrà autorizzare l’utilizzo dei beni sovrani russi. Sia negli Stati Uniti che in Europa sono in corso molte discussioni su come questi fondi andranno distribuiti ed utilizzati nella ricostruzione o nella Difesa per rimettere in piedi e riarmare l’Ucraina”. Il presidente russo, Vladimir Putin, è pronto ad annunciare vittoria, ma si tratta di vera vittoria? “Risposta in breve: no. La Federazione russa ha guadagnato solo l’1% aggiuntivo dall’inizio dell’invasione su larga scala con perdite di uomini astronomiche (oltre 1 milioni fra morti e feriti). In sostanza le sue forze non stanno vincendo, ma nonostante ciò Putin sostiene il contrario e che l’esercito ucraino è pronto a capitolare”. Se il piano di pace vedrà la luce, lo scontro con la Russia continuerà a livello globale? “Lo scopo del piano è stabilire dei termini che sia russi che ucraini possano accettare per creare una pace giusta e duratura. Non si tratta di una pausa nei combattimenti o di un cessate il fuoco temporaneo, ma di portare stabilità e sovranità all’Ucraina e pace nella regione”. |
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07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.
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14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.
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02 luglio 2014 | SKYTG24 | reportage
Gli uomini neri sul fronte dell'Est
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari provenienti da paesi europei come Italia, Svezia, Finlandia e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte di Mariupol, una città costiera nell’Est dell’Ucraina. Una dozzina di volontari stranieri, che sostengono di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all’arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell’est dell’Ucraina, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell’Interno.
Fra i volontari europei, l’italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c’è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca.
Per il colore della divisa e la provenienza dall’estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come “gli uomini neri”.
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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento |
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.
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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento |
Ucraina
Una nuova Crimea
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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento |
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa
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