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Articolo
27 novembre 2025 - Il fatto - Ucraina - Il Giornale |
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| Donbass, esercito e adesione Nato I nodi che Kiev punta a sciogliere |
Fausto Biloslavo “La pace è veramente vicina, ma tutto dipenderà da Putin, se accetterà, o meno, il piano di pace aggiornato” fa sapere una fonte del Giornale a Washington. “Ci sono ancora degli angoli da smussare, dettagli superabili, oltre al nodo dei territori ma in linea di massima ci siamo - sottolinea la fonte - Steve Witkoff (l’inviato speciale di Trump per la Russia) andrà a Mosca e poi dipenderà tutto dai presidenti” ucraino, russo e americano. La triade degli ostacoli che si stanno superando riguarda i territori contesi, compresa la centrale nucleare di Zaporizhzhya in mano ai russi, il numero di effettivi delle forze armate ucraine ed i rapporti di Kiev con la Nato. Il primo scoglio è il più duro da smussare, ma sugli altri due esiste un accordo di massima. Gli ucraini avrebbero accettato, di ritirarsi dall’ultima fetta del Donbas (appena il 16% del territorio), che ancora difendono con le unghie e con i denti. Una decisone dolorosa, per i tanti caduti, abbandonare il reticolo di difesa fino a Sloviansk e Kramatorsk, dove la secessione filo russa è iniziata nel 2014, che rappresenta la linea del Piave. Anche nella telefonata resa pubblica, per mettere i bastoni fra le ruote, fra Witkoff ed il consigliere del presidnete russo, Yuri Ushakov, si ribadisce che il vero nodo è Donetsk, la regione del Donbas dove si combatte metro per metro. Un europeo in prima linea fin dall’inizio dell’invasione con i corpi speciali ucraini ha mandato, nelle ultime ore, questi drammatici messaggi: “Una tragedia, mai avuti tanti morti, feriti, dispersi. Oramai ogni missione è una carneficina. Siamo al limite”. E spera che si arrivi a un accordo. “Il punto è come sarà gestita la zona demilitarizzata e da chi - spiega la fonte americana - Gli ucraini vorrebbero una specie di territorio libero”. Putin, per poter cantare vittoria di Pirro, pretende che si riconosca “de facto” la sovranità russa su tutto il Donbas anche se le sue truppe non entreranno a Sloviansk e Kramatorsk. La soluzione possibile è una zona veramente neutrale garantita da una forte presenza di osservatori internazionali. “Un altro elemento collegato è la centrale nucleare di Zaporizhzhya” si fa notare da Washington. L’agenzia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) dovrebbe gestire l’impianto, ma gli ucraini hanno puntato i piedi sul ruolo di russi e sulla divisione al 50% dell’energia prodotta fra i due paesi. Il problema del ridimensionamento delle Forze armate di Kiev sembra risolto con un aumento ad 800mila uomini rispetto ai 600mila dell’iniziale piano Trump. In ogni caso sarebbe l’esercito più numeroso dell’Unione europea, dove la Francia ha i numeri più alti con 300mila uomini. I russi, se accetteranno l’aumento, punteranno a ridurre la gittata degli armamenti dell’Ucraina, che con i droni colpiscono fino a Mosca. Il tema che sta più a cuore agli ucraini, dopo i territori, riguarda la Nato. Kiev vorrebbe entrare, prima o dopo, nell’Alleanza atlantica, ma per i russi è una linea rossa. Mosca pretendeva addirittura che venisse inserito nella Costituzione ucraina il non ingresso per sempre. L’accordo si baserà sulle garanzie di sicurezza simili all’articolo 5 della Nato sulla difesa collettiva anche se l’Ucraina non è uno Stato membro. Un’idea suggerita da tempo da Giorgia Meloni. Però non basta: i russi non accetteranno mai truppe Nato in Ucraina, ma gli alleati potrebbero costituire un contingente pronto ad agire in Polonia, dove il piano Trump già prevedeva il dispiegamento di una flotta di caccia per garantire uno scudo aereo a Kiev. “A questo punto la vera incognita è Putin - sottolinea la fonte oltreoceano - Vuole davvero fare la pace?”. |
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03 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea ultimatum dei russi alle basi ucraine
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20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno.
Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".
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07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.
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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento |
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa
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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento |
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.
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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento |
Ucraina
Una nuova Crimea
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