LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
Polveriera libica
la bomba
dei migranti
GHARYAN - “Libertà, libertà” gridano in inglese i dannati rinchiusi nel centro di detenzione di Gharyan, 70 chilometri a sud di Tripoli, costruito dagli italiani al tempo del colonnello Gheddafi. Semi nudi, in un lezzo di carne umana sotto chiave, i migranti economici provenienti dall’Africa occidentale intercettati dai libici infilano le braccia fra le sbarre dell’ingresso dei capannoni-celle gesticolando come ossessi per attrarre l’attenzione. “Vogliamo tornare a casa. Viviamo come bestie in condizioni terribili con cibo scarso e cattivo, pochi vestiti, dormendo per terra” dicono tutti dal minorenne della Costa d’Avorio ai cristiani giunti dalla Nigeria, ai musulmani del Sudan.
continua

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08 febbraio 2017 | Matrix | reportage

Cristiani perseguitati



Un documento importante, di quelli che meritano attenzione. Quello proposto ieri sera da Matrix è stato più di un semplice approfondimento. Il programma condotto da Nicola Porro si è infatti spinto oltre il perimetro abitualmente presidiato dall’informazione nostrana e ha dedicato una speciale puntata alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Tema attualissimo e spesso trascurato, che la trasmissione di Canale5 ha scandagliato con immagini forti, veri e propri pugni nello stomaco per il telespettatore ormai assuefatto dalla girandola di talk show fotocopia. Da Beirut, Porro ha raccontato la persecuzione in corso nelle terre tra la Siria e l’Iraq. Un fenomeno spaventoso, con numeri da pulizia etnica: secondo quanto comunicato dal giornalista, sono oltre 1 milione e 400 mila i cristiani che hanno subito violenze per mano degli estremisti islamici. Il principale pregio dell’approfondimento è stato quello di aver dato spazio, senza eccessive intermediazioni, alle voci e ai volti di chi vive in Medio Oriente. Tra le testimonianze raccolte da Porro, quelle del Patriarca siro-cattolico Youssuf III e dell’ex Presidente libanese Amin Gemayel. Al centro della puntata ci sono stati i reportage realizzati da Gian Micalessin, Fausto Biloslavo e Andrea Avveduto. I giornalisti si sono mossi tra la Siria e l’Iraq per documentare le sofferenze imposte dall’Isis, la cui furia distruttrice si accanisce anche su chiese e abitazioni. “I cristiani d’Europa dovrebbero fare un salto qui per capire cosa fanno i loro amici musulmani” dice ai microfoni un uomo armato contro l’avanzata delle bandiere nere. Poi il dettaglio toccante: in una Aleppo ridotta in macerie, la telecamera riprende delle religiose che intonano con devozione un canto, quasi a volersi far forza. Ma la scena è tutt’altro che poetica. Anzi, il dramma si manifesta con forza a chi guarda e prende voce attraverso l’appello di una donna: “Santo Padre vuoi aiutarci in qualche modo?“. Straziante il capitolo sulle donne yazide, rese schiave e violentate dagli estremisti islamici. La proposta di Matrix, che ieri non ha avuto il consueto dibattito in studio, è stata apprezzabile perché controcorrente: la tematica scelta, infatti, non risulta nella top list dei programmi d’approfondimento (salvo rare eccezioni, va detto). Il programma di Porro ha meritoriamente rotto il silenzio televisivo su un argomento affrontato spesso con superficialità, magari per non urtare certe (in)sensibilità politiche. Peccato solo che Canale5 abbia ’sacrificato’ il programma a mezzanotte e in una serata televisivamente monopolizzata dal Festival. Scelta consapevole, visto che in questi giorni anche il Biscione sta tenendo un profilo basso nei palinsesti serali? La tematica affrontata era già di per sé impegnativa; il rischio che i gorgheggi sanremesi coprissero il grido in arrivo dal Medio Oriente era da mettere in conto. Davide Maggio - la tv dietro le quinte