image
Articolo
25 ottobre 2014 - Attualità - Iraq - Il Giornale
Lo Stato islamico usa armi chimiche in Iraq
Il Califfato non solo massacra e taglia le teste, ma usa pure i gas impunemente. L'intelligence russa aveva già denunciato l'impiego di armi chimiche in Iraq da parte dei tagliagole dello Stato islamico. Nessuno sembra aver preso sul serio l'allarme. Ieri il quotidiano americano Washington Post ha confermato un attacco con il cloro contro le truppe irachene. La stessa rudimentale arma di distruzione di massa fu impiegata durante la prima guerra mondiale. La strage più famosa è quella di Ypres, in Belgio, quando i tedeschi gasarono migliaia di soldati alleati disperdendo 160 tonnellate di cloro nel vento.
Lo Stato islamico sembra quasi che stia testando l'arma chimica per capire se funziona e quale sia il suo potere distruttivo. Alle 16.20 del 15 settembre undici agenti di polizia sono stati ricoverati d'urgenza nell'ospedale di Balad. Vomitavano e avevano difficoltà a respirare. «Sul primo momento pensavamo che si trattasse di un agente nervino» raccontano i medici che li hanno curati all'inviato del Washington Post. I poveretti arrivavano dalla prima linea della città di Duluiya sottoposta a pesanti attacchi del Califfato e praticamente assediata, a parte una via di fuga in barca lungo il fiume Tigri. I poliziotti, tutti sunniti della tribù Jabbour che non ne vuole sapere del Califfato, difendevano il fronte nord del centro abitato.
Il tenente Khairalla al-Jabbouri, 31 anni, uno dei sopravvissuti, ricorda che i combattimenti erano furiosi, ma con armi convenzionali. «Ad un certo punto gli assalitori si sono ritirati stranamente di qualche centinaio di metri - racconta l'ufficiale -. Poi abbiamo sentito una strana esplosione e visto una nuvola gialla in cielo». Gli uomini del caposaldo si sono buttati a terra cercando riparo, come se fosse un attacco di artiglieria, ma ai primi sintomi si è scatenato il panico. «Mi sentivo soffocare - spiega il tenente superstite -. Vomitavo e non riuscivo a respirare». Uno degli ufficiali, con problemi d'asma, è morto subito. Gli altri sono stati evacuati a Balad, dove li hanno salvati con ossigeno e cortisone. L'uso del cloro è stato confermato da quattro medici e dal ministero della Difesa iracheno. Questo tipo di arma chimica rudimentale è difficile da concentrare sul campo di battaglia e bastano delle maschere antigas per salvarsi. L'obiettivo dello Stato islamico è seminare il terrore fra le truppe irachene impreparate ad affrontare la minaccia.
Ci sarebbero stati altri quattro attacchi con i gas nelle battaglie delle ultime settimane e tutti si chiedono dove e come i reparti jihadisti sono riusciti a trovare proiettili di mortaio o artiglieria con il cloro. In Iraq il Califfato ha conquistato un'area dove si trovava un vecchio impianto di produzione di armi chimiche. Secondo gli esperti c'erano anche 2500 razzi caricati con gas nervini, ben più pericolosi, ma che sarebbero inutilizzabili. Il temibile arsenale era stato messo fuori uso ed interrato in un bunker 20 anni fa.
Il cloro è stato utilizzato varie volte nel nord della Siria, ma gli americani avevano sempre incolpato i governativi. In realtà è stato provato che pure i ribelli hanno usato i gas. Lo spettro delle armi chimiche, che aleggia nella regione fin dai tempi di Saddam, sta riapparendo. Un anno fa gli Usa stavano per bombardare Damasco e il regime di Assad ha evitato il peggio consegnando il suo arsenale, poi distrutto in mezzo al mare. Adesso i nuovi dottor Stranamore sono i seguaci della bandiera nera, che non avrebbero remore a rinverdire le stragi con i gas della prima guerra mondiale.
www.gliocchidellaguerra.it
[continua]

video
21 giugno 2016 | Caffè di Rai 1 | reportage
Profughi dimenticati
Sulle macerie della guerra in Iraq, grazie al Rotary, abbiamo raccontato il dramma dei profughi dimenticati. Siamo stati gli occhi della guerra lungo il fronte dove scappano i rifugiati dall'offensiva su Mosul, la capitale del Califfato. Siamo andati nei campi dove i cristiani in fuga vivono in condizioni miserevoli. Siamo stati sotto le tende dei siriani attirati dai trafficanti per partire verso l’Europa. Abbiamo raccolto le testimonianze dei rifugiati yazidi massacrati dalle bandiere nere. Con le loro donne schiave come Lamja saltata su una mina per fuggire allo Stato islamico. Drammi veri provocati dalla tragedia della guerra.Storie terribili, che non possiamo dimenticare e che abbimo presentato 7 giugno a Cremona.

play
12 febbraio 2008 | Top Secret Rete 4 | reportage
Iraq: il caso Calipari
Fausto Biloslavo e Barbara Schiavulli parlano di Nicola Calipari il numero due del Sismi ucciso ad un posto di blocco americano in Iraq, mentre portava in salvo Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto sequestrata a Baghdad nel 2005. Con Claudio Brachino si parla anche della missione italiana ad An Nassiryah e dell'impegno militare in Afghanistan.

play
28 settembre 2015 | Terra! | reportage
Il fronte del parto
In onda su Rete 4 la puntata "Avanti c'è posto" del settimanale tv di Toni Capuozzo sull'immigrazione e le sue cause. Uno dei servizi è il mio reportage di dieci minuti sul fronte nel nord dell'Iraq fra battaglie contro le bandiere nere, tendopoli dove i profughi vogliono partire per l'Europa, paracadutisti della Folgore che addestrano i curdi ed i monuments men italiani, che proteggono il patrimonio archeologico dell'umanità.

play
[altri video]
radio

14 giugno 2014 | Radio24 | intervento
Iraq
L'avanzata del Califfato
Il califfato con Baghdad capitale, Corano e moschetto, mani amputate ai ladri, nemici crocefissi, tasse islamiche, donne chiuse in casa ed Occidente nel mirino con l’obiettivo di governare il mondo in nome di Allah. Questo è lo “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis), che sta conquistando città dopo città rischiando di far esplodere il Medio Oriente.

play

[altri collegamenti radio]




fotografie







[altre foto]