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Articolo
09 giugno 2015 - Attualità - Italia - Il Giornale |
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| Detenuti senza biglietti e il trasferimento salta |
Siamo proprio alla frutta se la polizia penitenziaria, che deve trasferire dei detenuti in Sardegna, viene respinta all'imbarco sul traghetto perché il ministero non paga i biglietti. La figuraccia è capitata venerdì sera a Genova. Da Roma non avevano rinnovato la convenzione con la compagnia di navigazione Tirrenia e la scorta della polizia penitenziaria ha dovuto tornare indietro. I poveretti erano partiti dal carcere genovese di Marassi con due detenuti, ma non sono potuti salire a bordo del traghetto. «Non è possibile che gli uffici della Direzione generale dei beni e servizi, che si occupa del rinnovo delle convenzioni con le compagnie come la Tirrenia non abbia provveduto per tempo ad assicurare i pagamenti per i viaggi fatti e quelli da fare», denuncia Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Sappe, il più rappresentativo dei Baschi azzurri. «Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, faccia chiarezza su questa vicenda incredibile» tuona il rappresentante sindacale. Nel venerdì di passione la scorta con i detenuti non ha potuto imbarcarsi verso la Sardegna forse non solo per il mancato rinnovo della convenzione con la Tirrenia. Dalla Liguria, Fabio Pagani, altro sindacalista rivela che «l'amministrazione penitenziaria risulta essere morosa da cinque anni». I rappresentanti degli agenti chiedono al ministro della Giustizia un'immediata «ispezione che accerti le responsabilità di chi ha fatto fare questa “figuraccia” ai nostri poliziotti penitenziari». Il provveditore dell'amministrazione delle carceri in Toscana e Liguria, Carmelo Cantone, getta acqua sul fuoco. «C'è stato un problema fra uffici per la convenzione, ma non sono a conoscenza di debiti pregressi - dichiara a il Giornale - Risolveremo il prima possibile. Non potevamo pagare accollandoci la spesa straordinaria dei biglietti. Così abbiamo fatto tornare indietro agenti e detenuti». A Roma si starebbero già attivando per riavviare l'accordo con la Tirrenia, ma la figuraccia resta. Non solo: «I nuclei di Traduzioni e Piantonamenti sono sotto organico, non retribuiti degnamente - denuncia il Sappe - impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese. Fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi». In passato è capitato che siano saltati processi perché erano finiti i soldi per la benzina. Lo scorso maggio, in Calabria, la situazione era a livello di allarme con il rischio che saltassero le udienze nelle aule giudiziarie, i trasferimenti in ospedale o quelli da un carcere all'altro. Gran parte del parco automezzi è arrivato al mezzo milione di chilometri. I blindati necessari per trasferire i detenuti pericolosi, come i terroristi islamici del carcere di Rossano, erano fermi per ripristino o manutenzione. In Puglia fin dallo scorso anno era stato lanciato l'allarme per i detenuti di alta sicurezza, che viaggiavano su mezzi non blindati. «La colpa è dei tagli indiscriminati nel comparto sicurezza - sottolinea Capece - Dal 2008 ad oggi stiamo parlando di sei miliardi di euro». |
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21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli
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10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.
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05 febbraio 2015 | Porta a Porta | reportage
IN RICORDO DELLE FOIBE E L'ESODO LA PUNTATA DI PORTA A PORTA
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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