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03 ottobre 2026 - Attualità - Italia - Il Giornale
El Koudri vede le sue vittime “Era capace di intendere e volere�
Fausto Biloslavo
Salim el Koudri non era incapace di intendere e di volere e può sostenere il processo per aver centrato come birilli, il 16 maggio, passanti innocenti nel centro di Modena con la sua macchina trasformata in ariete. Una strage con 7 feriti, compresi alcuni con le gambe amputate, e Monica Esposito, 55 anni, morta dopo due mesi di agonia. All’udienza di ieri, per l’incidente probatorio davanti al Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena, è arrivato anche El Koudri con il cappuccio della felpa calato sulla testa trovandosi di fronte ad alcune delle sue vittime. In aula c’era Angelo Ciccarelli, marito della donna scomparsa, costretto su una carrozzina dalle ferite. E lo chef Ermano Muccini, pure lui investito, ma ferito in modo meno grave.
I periti, Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, incaricati dal Gip Donatella Pianezzi, hanno illustrato la relazione sull’imputato nel corso delle tre ore di udienza. El Koudri era in grado di "comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi”. I problemi psichici, emersi in precedenza, non hanno raggiunto un livello da alterare le sua capacità quando ha investito la folla ad alta velocità. 
Non lasciano dubbi i punti salienti, ripresi nella memoria che chiede l’aggravante per terrorismo presentata subito dopo l’udienza dall’avvocato Liborio Cataliotti, legale della famiglia Esposito. “Al momento della commissione dei reati contestati il Sig. El Koudri Salim era pienamente capace di intendere e di volere - hanno scritto i periti - La condotta illecita non costituisce espressione sintomatologica di un disturbo mentale, bensì l’esito di un agito motivato da frustrazione, rancore e finalità rivendicativo dimostrative, attuato con lucidità operativa e autodeterminazione conservata.”.
Tutto già anticipato e sostenuto dal Giornale, fin dall’inizio, quando l’attacco era solo il gesto di un folle. Adesso il sindaco di Modena, del Pd, fa retromarcia e annuncia che l’amministrazione “chiederà di costituirsi parte civile, quale parte offesa, nei confronti di Salim El Koudri”. E parla di “gravissimo attentato dopo l’udienza di ieri “passaggio di grande rilievo nel percorso giudiziario che dovrà accertare fino in fondo le responsabilità”.
L’avvocato difensore dello stragista, Fausto Gianelli, che ha sempre smentito l’aspetto terroristico confondendo le acque con le richieste di El Koudri di una Bibbia e altre, probabili, simulazioni, è diventato più cauto, ma contesta i risultati dei periti. "Il disturbo psichiatrico - sostiene -  è importante e compromette la capacità di intendere e di volere”. E poi aggiunge polemico che “la Procura ha le carte in mano per non contestare aggravanti richieste a furor di popolo” come la premeditazione ed il terrorismo.
Per Deborah De Cicco, legale di Giuseppe Esposito, fratello della vittima, la perizia "non va a considerare quella che secondo noi è la matrice, la spinta motivazionale dell'indagato. Fin dall'inizio abbiamo sostenuto che sia ideologica, da ricondurre al materiale informatico (jihadista nda), già agli atti, ovvero a tutte le ricerche sul web che ha svolto, piuttosto allarmanti”. Anche lei chiederà l’aggravante per terrorismo. 
L’inchiesta non è ancora conclusa, anche se per ora non sono emersi collegamenti con cattivi maestri della guerra santa oppure organizzazioni terroristiche. Strano che non sia saltato fuori nulla sul lungo viaggio di almeno 5 mesi, fra il 2024 ed il 2025, compiuto dall’imputato in Germania e Inghilterra proprio con la Citroen C 3 utilizzata per la strage. “Per il momento El Koudri sembra essersi auto esaltato e radicalizzato in rete - spiega una fonte del Giornale - ma il caso non è chiuso”. 
[continua]

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24 novembre 2015 | Rai 1 Storie vere | reportage
Terrorismo in Europa
Dopo gli attacchi di Parigi cosa dobbiamo fare per estirpare la minaccia in Siria, Iraq e a casa nostra

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29 dicembre 2011 | SkyTG24 | reportage
Almerigo ricordato 25 anni dopo
Con un bel gesto, che sana tante pelose dimenticanze, il presidente del nostro Ordine,Enzo Iacopino, ricorda davanti al premier Mario Monti, Almerigo Grilz primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 19 maggio 1987 in Mozambico.

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21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli


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radio

03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea. Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.

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