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Reportage
01 marzo 2011 - Esteri - Libia - Il Giornale
Coprifuoco, negozi chiusi e banche prese d'assalto
Tripoli La gente fa la fila davan­ti alle banche per ritirare 500 dinari, l’equivalente di 300 eu­ro promessi dal colonnello ad ogni famiglia libica. Il proble­ma è che nella capitale vive ol­tre un milione di persone. Per incassare il bonus bisogna mettersi in coda fin dalle pri­me ore del mattino. Se poi il li­bretto verde familiare non è in regola ti tocca tornare il giorno dopo. I libici pro regime so­stengono orgogliosi che si trat­ta dei «dividendi della vendita del petrolio». In realtà il colon­nello cerca di calmare gli ani­mi rispetto all’aumento dei prezzi dei generi di prima ne­cessità.
Per il primo giorno nel­la piazza Verde, al centro della città, sono spariti i piccoli grup­pi di manifestanti che gridano «solo Allah, la Libia e Muam­mar » ogni volta che passa una telecamera. Gli spazzini stan­no cercando di ripulire la capi­tale dall’immondizia prodotta dalle manifestazioni. Il palaz­zo centrale della sicurezza è ancora annerito dall’incendio appiccato dai rivoltosi, ma il problema quotidiano della po­p­olazione è riempire la dispen­sa. Gran parte dei negozi sono chiusi. Soprattutto nei sobbor­ghi di periferia si formano lun­ghe file davanti alle panette­rie.
Il governo sostiene che le scuole sono aperte, anche se molti studenti restano tappati in casa. Non solo: la gente che ha manifestato contro Ghed­dafi non si fida di andare sul po­sto di lavoro.
Il problema maggiore è che tutti i cantieri hanno chiuso i battenti. Nell’edilizia, come in gran parte delle attività ma­nuali, venivano impiegati gli immigrati, che sono in fuga ter­rorizzati dalla guerra civile. Chi scappa viene solitamente alleggerito ai posti di blocco di gran parte delle masserizie dal­la milizie kataeb, i fedelissimi di Gheddafi.
L’aeroporto rimane un male­odorante caravanserraglio in­tasato da egiziani, algerini, tu­nisini, nigeriani che cercano disperatamente di imbarcarsi
su un volo per lasciare il paese. Qualche inserviente tenta di dare una ripulita alle parten­ze, ma rimangono montagne di valige rotte, coperte usate per bivaccare nello scalo, botti­glie d’acqua prosciugate.
Nonostante la Libia sia un paese ricco di petrolio si forma­no­da giorni delle code ai distri­butori. Di giorno la situazione sembra apparentemente tran­quilla. Però il principale suk di Tripoli, a ridosso della piazza Verde, è completamente de­serto. Si notano solo i poliziotti in borghese che sorvegliano i vicoli con le serrande abbassa­te. Nel desolato bazar non a ca­so l’unico negozio aperto ven­de
valige per partire.
Nel pomeriggio le strade co­minciano pian piano a svuotar­si ed il richiamo del muezzin per la preghiera della sera è una sorta di segnale dell’uffi­cioso coprifuoco. Di notte non circola nessuno a parte i kata­eb di Gheddafi, che nei quartie­ri attorno alla città andrebbe­ro a caccia di oppositori. L’uni­ca certezza è che ogni notte si sentono raffiche di mitra, più o meno intense. Nessuno sem­bra farci caso, ma anche le gui­de del ministero dell’informa­zione tengo­no pronto il kalash­nikov per barricarsi in casa e di­fendere
la famiglia.

video
15 marzo 2011 | TGCOM | reportage
Gheddafi, il popolo è con me
Gheddafi, il popolo è con me

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18 settembre 2017 | Terra! | reportage
Migranti in pausa
La caccia ai gommoni diretti in Italia, gli accordi con le milizie per fermare le partenze ed i terribili centri di detenzione. Terra! racconta l’inferno libico dove la bomba umana dei migranti potrebbe riesplodere

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18 marzo 2011 | TG5 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
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radio

26 agosto 2011 | Radio Città Futura | intervento
Libia
I giornalisti italiani rapiti a Tripoli


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06 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
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09 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
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26 aprile 2011 | Radio 101 | intervento
Libia
Con Luxuria bomba e non bomba
Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

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12 maggio 2011 | Nuova spazio radio | intervento
Libia
Che fine ha fatto Gheddafi?
Il colonnello Gheddafi è morto, ferito oppure in perfetta forma, nonostante le bombe, e salterà fuori con la sua ennesima e prolissa apparizione televisiva? Il dubbio è d’obbligo, dopo i pesanti bombardamenti di Tripoli. Ieri è ricomparaso brevemente in un video girato durante un incontro, all'insaputa dei giornalisti, nell'hotel di Tripoli che ospita la stampa internazionale.

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