LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


Esclusivo:
"Che pena
lasciare indietro
i due marò"
«Questi 77 giorni li porteremo sempre sulla nostra pelle e su quel­la delle nostre famiglie. Quando salperemo lo faremo come un cor­po smembrato. A terra sono rima­sti due marò » vuole subito ribadi­re il capitano Umberto Vitelli, via telefono satellitare con il Giorna­le .
continua

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image18 maggio 2012
L'ho scritto, anche sul "Il Giornale" e lo ripeto. Mi vorrei sgolare e dirlo finchè qualcuno prenda posizione seria su una vicenda che ha dell'ignobile. Due militari, Francesco LA TORRE e Massimiliano GIRONE rischiano di trasformare la loro vita a mangiare riso e curry fino alla fine dei loro giorni e tutto perchè il governo indiano è affacciato alla finestra, limitandosi ad osservare un'assurda autorevolezza di alcuni magistrati che non hanno il coraggio di fare iniziare un processo, perchè sanno benissimo che si tratta di una farsa! Tuttavia, la politica di due Paesi, uno vittima e l'altro "carnefice", non riesce ad interagire con la diplomazia, ammorbidendo un atteggiamento monolitico, da parte di una giustizia indiana, inflessibile e recalcitrante nelle rigide posizioni accusatorie nei confronti dei due Marò. Altro che libertà su richiesta di cauzione! Intanto il governo Monti che fa? Si compiace che siano trasferiti da un carcere ad un riformatorio, ma con tutta calma, tanto ci sono pure le elezioni nel Kerala! Ci vuole un blitz, un'azione di commando, ben pianificata e, certo, non annunciata. I nostri servizi segreti che rimangano tali, almeno in un'occasione che ha solo del ridicolo. Se l' Italia fosse stata l' America a quest'ora i due marò avrebbero già usufruito della licenza ordinaria e rientrati in caserma!
Adalberto de' Bartolomeis


image17 maggio 2012
DECADENZA, CORRUZIONE, VIZIO Come in ogni epoca, la società è sempre un divenire continuo, di trasformazione e anche di dissoluzione però, per cui muore! Nell'antica civiltà, la fine di un' epoca è sempre stata caratterizzata dai segnali di forte decadenza, proprio perchè la società richiedeva la trasformazione nel nuovo, abbandonando, se era necessario, anche con il sangue, usi e costumi. Chi era agiato godeva sempre di vantaggi a confronto di chi non lo era e chi non lo era erano milioni di individui contro pochi che vivevano un appannaggio, concentrato tra poteri, scambio di interessi e privilegi. A partire dal III° secolo d.c. Roma scandì l' inizio della sua fine di fasti imperiali, che duravano da oltre 800 anni. Il senato viveva rinchiuso in un suo mondo circocentrico, totalmente avulso dai problemi reali e per cui la corruzione ed il vizio prese il posto su un sistema sociale, che fino a quel tempo era ordinato. I politici e molti militari al servizio delle legioni stava diventando una massa di manovra di tanti capi ambiziosi, che cercavano di ottenere favori o mitigavano forti risentimenti verso chi faceva carriera, durava in carica! In tarda età repubblicana la classe dei piccoli proprietari terrieri, oggi li potremo definire piccola e media impresa, furono costretti ad abbandonare i propri poderi a causa di non poter più competere con i latifondi dei ricchi proprietari terrieri che potevano sfruttare la manodopera servile a costo zero. Pertanto l' economia romana entrò in crisi come conseguenza di una graduale decadenza dell'agricoltura, che piano piano perse la capacità di fornire i mercati cittadini. Un po' come se dicessimo, oggi, che poichè la benzina tende a salire di prezzo, il trasporto su gomma si ferma, così che tutti i generi alimentari a consumo saranno sempre di meno nei supermercati, ma allo stesso tempo sempre più cari. Alla crisi dell'agricoltura si aggiunse l'abbandono del latifondo, poichè i guadagni dal commercio erano spesso destinati dai prestiti ad usura e poca circolazione della produttività. La piccola e media proprietà agricola fu schiacciata dai debiti e dalla concorrenza ( equitalia e mercati asiatici) e molte terre furono anche abbandonate a causa degli alti costi sugli schiavi, sempre più rari, perchè pienamente integrati a partire dall'editto di Costantino. Difatti, la crisi dello schiavismo rese più competitiva la manodopera libera, ma le condizioni offerte dai padroni erano pur sempre molto dure, con il risultato che molti contadini liberi preferirono una vita parassitaria ed incerta, ai margini delle città al lavoro nei campi sicuro, faticoso e mal remunerato. Esattamente come oggi. Il gigantesco apparato imperiale aveva costi sempre più crescenti. Augusto aveva diviso l' impero in province senatorie, i cui tributi finivano all'erario a sostenere le spese correnti di quell' istituzione le cui entrate alimentavano il fiscus, ovvero la cassa privata dell' imperatore, cui toccavano gli oneri più gravosi, rappreesentati dall' esercito, dalla burocrazia e dalle sovvenzioni alla plebe urbana, perchè si evitassero rivolte. La spesa pubblica era caratterizzata da grandi sprechi nella gestione della cosa pubblica, ma in Roma e molto meno nelle province. La conseguenza evidente fu in tutta la sua drammaticità del declino espansionistico un' inflazione galoppante. L' impatto dei costi per l' esercito creò uno squilibrio in tutti i settori dell' economia, con il risultato della svalutazione della moneta, dello spopolamento delle campagne, dell'arresto della produzione, del disavanzo commerciale e l' ingresso dei traffici illeciti. Potrei continuare a descrivere una cronologia di situazioni che altro non sono che lo specchio di quanto, di fatto, sta esattamente accadendo oggi. Diseguaglianza sociale, repressione fiscale, squilibrio sulla giustizia, crescita inflazionistica e "dulcis in fundo", svalutazione dell' euro. Insomma, da un punto di vista economico e sociale sta accadendo tutto quanto avvenne in antica epoca romana, nella Roma imperiale dei fasti e degli ozi, al pari dei fasti dei nostri attuali leader di partito e figli, nonchè "timonieri d'assalto" di un barcone che, tanto tanto, mi sa che prima o poi colerà a picco!
Adalberto de' Bartolomeis


image17 maggio 2012
Grazie per i commenti, ma ricordo che il dono della sintesi è prezioso.
Fausto Biloslavo


image16 maggio 2012
RIGOR MORTIS O RIGOR MONTI? ...perchè di questo si tratta! Di rigore si sta morendo e siamo solo al principio. Adesso siamo a metà maggio, tra qualche giorno fioccano le puntuali tasse sulle bonifiche, acque, rifiuti solidi, pozzi neri, canali vari, per poi arrivare a questo appuntamento con l'Imu, il carburante che nel frattempo aumenterà ancora, l' Iva in aumento a settembre e poi, non so ancora cosa riservi questo 2012! Ognuno di noi, povero o ricco che sia, ha un contratto, finchè esiste, con lo Stato, in quanto quest' ultimo divenuto socio di maggioranza al 90%. In pratica, il ricco sfanga e lavora oltre alla sopravvivenza, il debole muore! Ecco dove sta il rigor...Monti, o mortis! Il suddito della finanza, il compiacente degli imperialismi bancari,il Monnet o lo Shumann dell' oggi, solo che di questi due calibri non ha nulla di percettivo, quanto invece avevano questi due personaggi. Lui e, mi rincresce, dirlo, i suoi scherani, si porteranno nella tomba le responsabilità di avere deciso in ragione di una moneta, l' euro, che, lo vediamo, sta segnando nella sua circolazione, il suo fallimento più totale. Altro che Grecia! Prima si potrà uscirne da questa spirale e prima si potrà recuperare quanto di più salvabile: la sovranità nazionale di un prodotto interno lordo che non rischierebbe di essere sottomesso da altri cambi e mercati! Io la vedo così; più si continua ad illudere sulla ripresa dell' economia, facendo cassetta con i contribuenti di ogni ceto e più si darà spazio ad una sorta di rigurgito terrorista e pletore di morti bianche, solo perchè la politica fallimentare vuole rafforzare questo strano, molto strano governo Monti! Un esponente, "di spicco", dei vari club finanziari, che di fatto erodono la libertà altrui, intendo delle singole nazioni.
Adalberto de' Bartolomeis


image09 maggio 2012
E' una falcidia continua, una moria giornaliera. Ora, nella lista, c'è pure un consigliere regionale di Bologna, ex candidato sindaco l'anno precedente, che ha deciso di lanciarsi nel vuoto dal palazzo della Regione! Ma cosa sta succedendo? C'è qualcosa che, oltre alle inquietudini di instabilità economica, la mente è sconvolta, probabilmente, da situazioni depressive nascoste che sfociano in scelte estreme, impossibile a poterle fermare. La società sta dando forti segnali di instabilità e una causa potrebbe essere ricercata nell'eccessiva competizione in tutti i ruoli: da quello domestico a quello lavorativo, a quello hobbistico, a quello politico e negli stessi rapporti di di amicizia o di sentimenti di affetto. C'è da riflettere proprio su questo possibile fattore. Il forte individualismo che pernea una società esasperata dalla tecnologia e dal consumismo pone l' individuo a stereotipare atteggiamenti negativi come normali abitudini del vivere. Pertanto l' indifferenza o la superficialità, già nel tratto, porta ad una sola condizione: essere degli automi, una sorta di robot, tutto computer, telefonini ed auricolari! Il linguaggio stesso è cambiato; spesso sterile, poco pacato, denota che alla base esiste una condizione nevrotica di porsi nel quotidiano. Il confronto, se esiste, è spesso impostato su atteggiamenti difensivi per paure indecifrabili. Le abitudini, anche quelle più comuni, dal mangiare, dallo stare in un gruppo, in intimità, in ambienti lavorativi, spesso sono una conseguenza cervellotica di una mente che elabora continuamente, anche quando non dovrebbe. Quindi l'incomprensione anima chi si potrebbe sentire oppresso, C'è da riflettere!
Adalberto de' Bartolomeis



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