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01 maggio 2011 - Il Fatto - Libia - Il Giornale
Rispunta Gheddafi e minaccia. "Porteremo la guerra in Italia"
Il Colonnello Gheddafi mi­naccia di portarci la guerra in casa. Le sua sparate fanno par­te­di una strategia propagandi­stica, ma questa volta si è scate­nato, con particolare enfasi, contro il nostro Paese in un di­scorso fiume di 80 minuti tra­smesso dalla tv libica. «Tra noi e l’Italia è guerra aperta»ha an­nunciato il Colonnello. Lo spunto storico è stata la ricor­renza della battaglia di Garda­biya, contro gli italiani, ai tem­pi coloniali.
«Sono rattristato dal fatto che la popolazione di Sirte (la città natale del Colonnello,
ndr ) abbia gridato alla vendet­ta e minacciato di trasferire la guerra in Italia» ha esordito Gheddafi. Con alle spalle un poster dei cavalieri berberi, che si era portato a Roma du­rante la sua ultima visita, il Co­lonnello si è sempre riferito a presunte richieste della piaz­za. Secondo lui i suoi giovani fan«hanno dichiarato che è or­ma­i guerra aperta tra noi e l’Ita­lia, perché avete ucciso i nostri figli oggi come nel 1911. Ma co­me potete inviare i vostri aerei per bombardare i libici nel giorno della ricorrenza della battaglia di Gherdabia?».
Molto attento alle crepe poli­tiche nel nostro Paese, sull’at­tacco alla Libia, il Rais ha chia­mato in causa il presidente del Consiglio: «Il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine e l’ha commesso il Par­lamento ( autorizzando i bom­bardamenti,
ndr ). Solo l’ami­co popolo italiano vuole la pa­ce ». Il fondatore del regime li­bico ci ha accusato di «attuare la stessa politica fascista dei tempi dell’occupazione». Poi ha ricordato che ci eravamo scusati per il colonialismo, ma ora ripetiamo lo stesso errore. «Con rammarico prendia­mo atto che l’amicizia tra i due popoli è persa - ha concluso Gheddafi- e che i rapporti eco­nomici e finanziari sono stati distrutti. Io non posso porre un veto sulle decisione dei libi­ci che vogliono difendere la lo­ro vita e la loro terra trasferen­do la battaglia nei territori ne­mici ». Gli ha fatto eco uno dei figli, Seif el Islam: «La storia si ripete, l’Italia ritorna con i suoi alleati occidentali a bombar­dare la Libia e a distruggere Mi­surata », la terza città del Paese dove i nostri caccia cercano di allentare l’assedio dei governa­tivi. Gli uomini rana di Ghed­d­afi sono riusciti a minare l’ac­cesso al porto, unica via di fu­ga e di rifornimento bloccan­do le navi di aiuti. La flotta del­la Nato sta provando a riaprire un varco via mare.
Nel 1986, come rappresaglia ai bombardamenti americani della Libia, Gheddafi fece lan­ciare
due «presunti» missili verso Lampedusa. Teorica­mente esplosero in mare, ma degli ordigni non venne mai trovata una sola scheggia. Non a caso l’intelligence sostiene che, oggi «le parole di Ghedda­fi non vanno sottovalutate, ma non ci sono allarmi specifici».
Il Colonnello ha già comin­ciato ad usare la «bomba» dei clandestini aprendo i cancelli ai migranti diretti in Europa. Negli ultimi due giorni sono sbarcati a Lampedusa 2.000 di­sgraziati africani, in gran parte provenienti dalle coste libi­che. Un’imbarcazione, con a bordo 360 persone, è giunta sulla spiaggia dell’Isola dei Co­nigli, mentre un altro natante, che trasportava 500 migranti, è stato soccorso a una decina di miglia dall’isola. Un terzo barcone con oltre 500 clande­stini a bordo ha lanciato l’Sos con un telefono satellitare a una quarantina di miglia da Lampedusa.
Nel discorso fiume in tv il Co­l­onnello ha ribadito che non la­scerà il potere: «Sono sacro per il popolo libico, un simbo­lo e un padre per loro, più sa­cro dell’imperatore del Giap­pone ». Poi, però, ha lanciato un’esca alla Nato: «Siamo pronti a negoziare con Usa e Francia, ma senza precondi­zioni. Se volete petrolio, firme­remo contratti con le vostre aziende, non vale la pena anda­re in guerra per questo». Per l’ennesima volta il Colonnello si è detto disponibile «a un ces­sate il fuoco, ma non da una parte sola». L’Alleanza atlanti­ca ha risposto che «servono fat­ti, non parole». Non solo: du­rante il discorso i caccia alleati hanno lanciato tre missili nei dintorni della televisione di stato a Tripoli, che ha manda­to
in onda il Colonnello.

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