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27 agosto 2011 - Esteri - Libia - Il Giornale
La strage dei malati prigionieri dell'ospedale 200 corpi tra le macerie
I primi corpi in decomposizio­ne, sotto il sole cocente, sono ab­b­andonati sulle lettighe davanti al­l’ingresso dell’ospedale. Altri 19 cadaveri avvolti ancora nelle len­zuola vengono scoperti dalla tele­camera di «Al Jazeera» in inglese nel cortile,ma è solo l’inizio di una discesa all’inferno. La guerra è sempre brutta e sporca, ma al­l’Abu Salim trauma center diventa orrore. L’ospedale di quattro pia­ni, apparentemente candidi, si tro­va nel quartiere meridionale di Tri­poli dove si sono arroccate le ulti­me sacche di resistenza del regi­me. I cadaveri scoperti da Andrew Simmons, inviato della tv araba, sono in tutto un’ottantina (ma se­condo la Bbc, i morti sarebbero ol­tre 200). Feriti negli scontri, sia go­vernativi che ribelli e civili presi fra due fuochi. Molti avrebbero potu­to farcela, ma il personale sanita­rio a causa dei combattimenti non ha raggiunto l’ospedale.Non solo: la mancanza di medicine,sale ope­ratorie funzionanti e dell’elettrici­tà per le macchine salva vita ne ha ammazzati tanti. Secondo Mohammed Yunis, studente di medicinatrasformatoininfermie­re, fra i pochi al suo posto, i pazien­ti morti in questi giorni di batta­glia, per mancanza di cure, sono un centinaio. «È un disastro: non abbiamo medicine e il personale sta a casa per paura dei cecchini», spiega Yunis, barbetta appena ac­cennata e occhiali. L’orrore, però, deve ancora arrivare. Il giornalista con giubbotto antiproiettile ed el­metto segue con l’operatore le poz­ze di sangue lungo i corridoi, che sembra deserto. Dappertutto c’è odore di urina, feci e morte. A un certo punto viene spalancata a fati­ca la porta di una grande sala dove sono concentrati decine di letti, uno attaccato all’altro o di traver­so.
Su ognuno c’è un cadavere se­mi coperto dalle lenzuola. Alcuni in divisa lealista, altri in abiti civili, ma il giornalista dice che ci sono anche cadaveri di ribelli. Tutti feri­ti portati in ospedale nella speran­za di salvarli, ma morti perché la struttura è rimasta isolata per i combattimenti.
Si sono salvati in pochi in una specie di reparto di cure intensive, dove sette coraggiosi, fra infermie­ri e medici, cercano di farli soprav­vivere. Un uomo con la pelle scu­ra, ferito all’addome, rantola ran­nicchiato nel letto. Un bambino che si è beccato una pallottola vici­na alla nuca è stato operato e do­vrebbe farcela. Fa con le dita il se­gno V di non si sa quale vittoria. Un altro civile racconta che cercava una macchina per scappare con la famiglia, quando è stato colpito. «Questa mattina ne sono morti al­tri due, quando è andata via la cor­rente », racconta lo studente infer­miere in camice blu. «Dal quartie­re di Abu Salim siamo riusciti ad evacuare due feriti gravi da un ospedale, ma oggi (ieri per chi leg­ge,
nda ) non si riusciva ad entrare per le sparatorie», spiega da Bru­xelles, Rosa Crestani, la coordina­trice del pool di emergenza in Li­bia di Medici senza frontiere, che da ieri ha 15 volontari a Tripoli. «Lo abbiamo visto a Bengasi, Misu­rata, Zlitan. Gli ospedali sono stati bombardati, le ambulanze colpite e le sanzioni bloccano anche le me­dicine salva vita» racconta la spe­cialista delle emergenze. La Croce rossa internazionale ha evacuato 17 feriti dall’ospedale pieno di ca­daveri ad Abu Salim. «Il centro traumatologico non è in grado di funzionare a causa dei combatti­menti », conferma George Comni­nos, capo delegazione a Tripoli. «Succede sempre così: le varie fa­zioni portano i feriti nell’ospedale più vicino e spesso cacciano dai lo­ro letti i pazienti normali », raccon­ta Leopoldo Granata, rianimato­re, che con l’ong Intersos è statoin Somalia e Iraq. «Ti arriva una doz­zina di feriti alla volta - racconta Granata- .Se ne operi uno all’addo­me la sala operatoria è occupata per 3-4 ore e nel frattempo muoio­no gli altri. Per non parlare di quan­do ti obbligano a curare il loro co­mandante anche se ha meno biso­gno ». Il problema è che gli ospeda­l­i, soprattutto nelle guerre civili, di­ventano «bersaglio di bombe e sac­cheggi e quand­o arriva un gran nu­mero di feriti la struttura collassa».
www.faustobiloslavo.eu
[continua]

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20 marzo 2011 | Tg4 | reportage
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Che fine ha fatto Gheddafi?
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26 agosto 2011 | Radio Città Futura | intervento
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