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06 settembre 2011 - Esteri - Libia - Il Giornale
La nuova Libia? E' razzista Neri catturati e rinchiusi con la scusa dei mercenari
I libici che hanno combattuto per Gheddafi li mandano a casa con una pacca sulle spalle a patto che abbandonino le armi. Se inve­ce sei nero e ti hanno beccato a Tri­poli durante la battaglia per la ca­pitale non hai speranza. Innocen­t­e o colpevole ti bollano come mer­cenario ammassandoti assieme ad altri sfortunati africani in sordi­de ed improvvisate celle.
In Libia gli immigrati sono sem­pre stati trattati come gente di se­rie B, se non peggio, ma adesso la pelle nera ti porta dritto in galera o verso una brutta fine. Peter Bouckaert, di Human Rights Wa­tch, che ha visitato diverse prigio­ni gestite dai ribelli e piene di neri ha dichiarato al
New York Times : «Lo stato di detenzione riflette un profondo sentimento razzista e anti africano della società libica. È chiaro che molti dei prigionieri non erano soldati e non hanno mai imbracciato un'arma in vita loro». Gheddafi aveva assoldato mercenari dai Paesi subsaharia­ni, o costretto a forza dei clandesti­ni in Libia ad arruolarsi, ma nel ca­os della caduta del regime si fa di tutta l'erba un fascio.
L'inviato del
New York Times a Tripoli ha visitato alcuni improvvi­sati centri di detenzione nella ca­pitale constatando che i prigionie­ri «immigrati sono in numero ben superiore rispetto ai libici», come se al fianco di Gheddafi avessero combattuto solo mercenari. Per i locali basta consegnare le armi e promettere di non imbracciarle e sei libero. I più pericolosi vengo­no posti agli arresti domiciliari. In scuole, magazzini fatiscenti e sta­zioni di polizia vengono invece de­tenuti come bestie centinaia, for­se migliaia di africani con la pelle nera. «Li abbiamo presi con le ar­mi in pugno» sostengono i carce­rieri. Poi si scopre che gran parte dei 300 neri ammassati in uno dei centri detenzione ha meno di 16 anni. Molti giurano di non aver mai imbracciato un fucile e alla fi­ne gli stessi ribelli ammettono che sono solo «sospettati» di essere mercenari. In una stazione di poli­zia viene mostrato come un trofeo Mohamed Amidu Suleiman, 62 anni, del Niger accusato addirittu­ra di stregoneria. La prova sareb­be una specie di rosario di pietre per chissà quale rito anti ribelli.
Ai visitatori dei primitivi centri di detenzione sono fornite delle mascherine per sopportare il tan­fo dei disgraziati abbandonati a se stessi. L'inviato del
New York Ti­mes fa notare che i pochi libici die­tro le sbarre sono trattati molto meglio rispetto alla massa di afri­cani, anche se erano spie o com­battenti conosciuti. La giustifica­zione più usuale degli insorti è «siamo tutti fratelli». I neri, inve­ce, sono paria, anche se fra loro non mancano i libici che non ven­gono creduti. Abdel Karim Mohammed, 29 anni, è nato nelle regioni desertiche del Sud, dove la gente ha la pelle scura come il carbone. In mezzo ad altri disgra­ziati che sostengono di essere sta­ti portati via per strada o prelevati a casa, senza aver fatto niente, sus­surra: «Non sappiamo perchè sia­mo qui ». Un vecchio vizietto dei ri­belli quello di spacciare i conna­zionali 'neri' della regione del Fezzan, arruolati nell'eser­cito, come mercenari.
In Libia, prima del­la guerra civile, c'era­no 2 milioni e mezzo di immigrati, quasi la metà clandestini.
Ogni tanto qualche africano in viaggio ver­so-Lampedusa veniva irre­tito da una paga sicura nelle mi­lizie
del Colonnello. Però senza i 'neri', utilizzati come forza lavo­ro a basso costo, il Paese non si ri­solleverà mai. Se ne rende conto pure il capo militare dei ribelli a Tripoli, Abdel Hakim Belhaj, ex di Al Qaida, che ha preso sotto la sua protezione dieci terrorizzati afri­cani mai stati mercenari.
I suoi uomini, però, brandeg­giando un coltello, hanno fatto «confessare», davanti all'inviato del New York Times , un paio di pri­gionieri di 22 anni, del Mali, di es­sere stati arruolati a forza nelle
truppe del Colonnello.
www.faustobiloslavo.eu
[continua]

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Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

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