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18 agosto 2017 - Il Fatto - Libia - Il Giornale
Ora l’Onu ci fa la guerra “No al piano sulle Ong”
Fausto Biloslavo
Gli esperti dell\'Onu sparano a zero sul codice di condotta per le Ong del Viminale e accusano l\'Europa e l\'Italia di «violare gli standard internazionali condannando (i migranti) a violazioni dei diritti umani in Libia». Purtroppo è solo l\'inizio dell\'offensiva che i talebani dell\'accoglienza delle Nazioni Unite vogliono scatenare contro il nostro paese. E dietro l\'operazione c\'è il neanche tanto tacito consenso del nuovo segretario generale dell\'Onu, Antonio Guterres. Lo ha rivelato il settimanale Panorama osservando che «il governo guidato da Paolo Gentiloni è seriamente preoccupato».
La bordata è arrivata ieri, ripresa da diversi siti delle Nazioni unite, con la dura presa di posizione del cileno Felipe Gonzalez Morales «relatore speciale» per i diritti umani dell\'Onu e lo svizzero Nils Melzer, che si occupa addirittura di torture. «Il nuovo piano di azione dell\'Unione europea, incluso il codice di condotta (italiano) per le navi dei soccorsi, minaccia la vita e viola gli standard internazionali condannando (i migranti) ad ulteriori violazioni dei diritti umani in Libia» sanciscono gli esperti incaricati dall\'Onu.
Secondo loro la soluzione per ridurre la pressione generata dall\'arrivo in Europa di migliaia di migranti «non è restringere l\'accesso alle acque internazionali o sparare per minacciare le imbarcazioni, come pare che la Libia abbia fatto ripetutamente, perché questo porterebbe più morti e va contro l\'obbligo di salvare persone alla deriva». Morales è un esperto cileno di diritti umani soprattutto in America Latina non in Libia. In compenso ha collaborato con la Open society del miliardario filantropo George Soros per un progetto di 43mila dollari. Melzer ha lavorato per 12 anni con la Croce rossa internazionale ed ovviamente entrambi difendono a spada tratta l\'operato delle Ong di fronte alla Libia parlando di «enorme sforzo di salvataggi» dei migranti.
Gli esperti dell\'Onu accusano la Commissione Ue «di spostare le frontiere europee in Libia» contravvenendo al diritto internazionale, che garantisce ai migranti lo sbarco nel porto più vicino dove le loro vite non sono minacciate. Nessuno spiega perché non possano venire portati in Tunisia, ben più vicina, appoggiata dall\'Onu come unico esperimento democratico scaturito dalla primavera araba. In Libia i migranti vivono in condizioni inumane e sono soggetti, secondo i due esperti, «a sfruttamento, schiavismo e le donne a rischio violenza sessuale». Motivo in più per lanciare una grande operazione dell\'Onu che renda più umane le condizioni e selezioni chi ha diritto all\'asilo in Europa. L\'offensiva contro Italia e Ue, solo all\'inizio. Un giornalista della Voce di New York, ha rivolto al segretario Guterres una domanda sul mancato rispetto delle norme internazionali da parte di Roma sui migranti. «L\'accordo viene realizzato con un paese come la Libia, che al momento non è in grado di cogliere e rispettare i diritti dei rifugiati. Lo stato che chiede un accordo del genere non rispetta le norme internazionali». Guterres è stato per 10 anni Alto commissario dell\'agenzia dell\'Onu per i rifugiati conquistandosi la fama di difensore delle Ong. L\'ex premier socialista portoghese, vicino alla linea del Papa, punta ad organizzare un grande dibattito Onu che cancelli la differenza fra rifugiati e migranti per motivi economici.
[continua]

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La battaglia di Tripoli infuria fra i governativi e le truppe del generale Haftar. Nonostante gli aspri combattimenti la situazione è di stallo. Le brigate di Misurata, la Sparta libica, hanno salvato dal tracollo il premier Serraj. La guerra civile libica è sempre più simile allo scenario siriano, ma alle porte dell’Italia. Fra i combattenti, da una parte e dall’altra, molti sono stati formati da noi, come il capitano Rafat. La battaglia di Tripoli ha già provocato 400 morti, duemila feriti, 50mila sfollati e una pesante ingerenza straniera, che può trasformare la Libia in una nuova Siria. Queste sono le immagini del bombardamento mirato di un drone, probabilmente di un paese arabo alleato di Haftar, che colpisce obiettivi governativi. E la Turchia ha promesso di usare qualsiasi mezzo per difendere Tripoli. Il giorno dopo i risultati dei raid notturni sono evidenti Nella capitale si perdono e riconquistano posizioni, ma le linee si muovono di poco. E a pochi chilometri di distanza la vita scorre con il caotico traffico del centro come se non ci fosse la guerra … L’impressione è che la battaglia per la capitale stia diventando cronica e rischi di trascinarsi ancora a lungo senza né vincitori, né vinti I difensori di Tripoli considerano gli italiani, che appoggiano il governo riconosciuto dall’Onu, degli alleati e i francesi, accusati di sostenere Haftar, dei nemici. Nelle manifestazioni filo governative il presidente francese Emmanuel Macron è nel mirino. E pure le donne velate indossano i gilet gialli, simbolo della rivolta in Francia contro Macron Sul fronte del mare, dall’inizio del conflitto, la Guardia costiera libica, grazie alle motovedette donate dall’Italia come questa, ha intercettato solo 3 gommoni per un totale di 270 migranti…..che nonostante la guerra si incontrano agli angoli delle strade della capitale alla ricerca di un lavoretto giornaliero. L’intelligence americana stima che ci siano almeno 100mila migranti in Libia, ma per assurdo le ostilità hanno congelato le partenze. Leonel del Camerun che ha lavorato con una ditta italiana fino all’inizio della battaglia di Tripoli conferma che i gommoni partono sempre meno non solo a causa della guerra.I migranti conoscono molto bene la politica del ministro dell’Interno italiano. Almeno 3mila migranti detenuti nei centri governativi sono vicini alla prima linea e rischiano di venire colpiti come si vede in queste drammatiche immagini Il portavoce della Guardia costiera libica conferma che la linea del fronte blocca l’arrivo di nuovi migranti dal confine meridionale e i traffican ti sono troppo impegnati nel conflitto per far partire i gommoni ……almeno per ora. Ma cosa succederà con l’estate e il mare calmo? La Guardia costiera ha l’ordine di concentrarsi sulla guerra civile. E per questo, come si vede nelle foto, almeno una delle motovedette donate dall’Italia senza sistemi offensivi è stata riarmata.

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Gli americani spingono con insistenza per un maggiore coinvolgimento dell’Italia nel conflitto in Libia, non solo per passare il cerino politico agli europei. L’obiettivo finale è piegare il colonnello Gheddafi e far sbarcare una forza di interposizione in Libia, con ampia partecipazione italiana. Un modello stile ex Yugoslavia, dove il contingente occidentale è arrivato dopo l’offensiva aerea.

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