image
Articolo
07 aprile 2019 - Attualità - Libia - Il Giornale
In LIbia si combatte ovunque E l’Eni evacua 120 italiani
Fausto Biloslavo
Khaled, uno dei figli del generale Haftar, si fa riprendere con le truppe esultanti 30 chilometri a sud di Tripoli. Sia il governo di Fayez al-Serraj, che le forze dell\'uomo forte della Cirenaica rivendicano di avere il controllo dell\'aeroporto internazionale della capitale. Scontri e bombardamenti aerei sono segnalati in varie zone. E l\'Eni ha evacuato i tecnici italiani dalle zone più a rischio.
I connazionali in Libia sono circa 120 esclusi 400 militari impegnati con l\'ospedale militare a Misurata, una nave officina della Marina militare a Tripoli e altro personale di supporto ai libici. I civili sono in gran parte dipendenti dell\'Eni e di altre società oltre ad un numero ristretto di volontari di Organizzazioni non governative. L\'Eni ha iniziato l\'evacuazione dalle zone più a rischio. Non è stato reso noto il numero dei connazionali rimpatriati, nè le aree evacuate. La compagnia ha gettato acqua sul fuoco sostenendo che «la situazione nei campi è sotto controllo e stiamo monitorando l\'evolversi della situazione con molta attenzione». E aggiunto che a Tripoli non «abbiamo al momento personale presente».
In realtà la situazione non è proprio del tutto sotto controllo. Fin dal 21 febbraio le forze del generale Haftar, che si sono espanse nel sud del paese, hanno preso il controllo del campo petrolifero El Feel a Murzuq. L\'estrazione di 75mila barili di greggio al giorno non ha subito interruzioni, ma il campo viene gestito anche dall\'Eni. Sulla costa della Tripolitania, il grande impianto Eni di Mellita, a ovest della capitale, continua a funzionare senza intoppi. Gli scontri, però, potrebbero espandersi all\'area costiera.
Ieri sia il governo di Serraj che il portavoce di Haftar hanno annunciato a più riprese di controllare lo scalo internazionale di Tripoli, che in ogni caso è chiuso dal 2014 grazie a precedenti combattimenti. L\'obiettivo è comunque cruciale all\'ingresso della capitale. Il ministro dell\'Interno, Fathi Bashaga, ha annunciato che le forze governative hanno ripreso il controllo dello scalo e della strategica località di Qasr Bin Ghashir, molto vicina all\'aeroporto. Scontri sono stati registrati in varie zone attorno alla capitale e nell\'entroterra, ma l\'esercito di Haftar ha annunciato solo 14 perdite. In serata il portavoce dell\'Esercito nazionale libico agli ordini di Haftar, Ahmed El Mismari, ha parlato di un ingresso a Tripoli «imminente». Propaganda, perché in realtà la situazione sarebbe ancora in evoluzione.
Khaled, uno dei figli del generale si è fatto filmare in mimetica assieme alle truppe a Warshefanna, cittadina strategica a 30 chilometri a sud della capitale. La nona brigata, che si è unita alle forze del generale, sarebbe arrivata ai primi sobborghi di Tripoli. Il ministero della Sanità ha dichiarato lo stato di emergenza negli ospedali della capitale. Caccia governativi hanno colpito obiettivi a Mizda e Souq Al-Khamis a sud-est di Tripoli. Gli aerei da combattimento sarebbero decollati da Misurata. Haftar ha imposto una no fly zone in Tripolitania minacciando di bombardare qualsiasi aeroporto da dove partono i caccia. Il G7 dei ministri degli Esteri, compreso l\'italiano Moavero, ha ribadito «che non c\'è soluzione militare al conflitto». L\'appello dell\'Onu di interrompere le ostilità è caduto nel vuoto. L\'inviato speciale del palazzo di Vetro per la Libia, Ghassan Salamé, ha confermato che la Conferenza nazionale sul futuro del paese del 14-16 aprile si terrà a Ghadames, ma in pratica è nata già morta.

video
26 marzo 2011 | Studio Aperto | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
Diario dalla Libia in fiamme

play
12 marzo 2016 | Tgcom24 | reportage
Bugie e reticenze sugli ostaggi ammazzati
Molti politici nostrani hanno fatto ancora una volta una figura meschina. Gli stessi che giocano al tiro al bersaglio con il regime egiziano sul caso Regeni difendono a spada tratta il governo italiano, che qualche peso sulla coscienza dovrebbe averlo per come è andata a finire la storia degli ostaggi. Nel caso di Failla e Piano non risulta che abbiano sollevato il problema dell’avallo del governo Renzi al raid americano a Sabrata, che ha rotto l’equilibrio locale facendo rischiare la pelle a tutti gli ostaggi, anche i due tornati a casa. E soprattutto provocando una reazione a catena sfociata nella morte di Failla e Piano. Non c’è da stupirsi se gli stessi giornaloni, che puntano, non a torto, il dito contro il presidente egiziano Al Sisi, non fanno lo stesso con Renzi chiedendo lumi sul fatto che lui ed il capo dello Stato erano informati del raid Usa, che ha dato inizio al disastro degli ostaggi di Sabrata. E non abbiano alzato un dito almeno per rinviare l’attacco. Ancora più disarmante la reticenza della politica e del governo sul ruolo jihadista dei tunisini delle bandiere nere vissuti pure da noi, nel rapimento degli ostaggi italiani.

play
26 marzo 2011 | Studio Aperto | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
Diario dalla Libia in fiamme

play
[altri video]
radio

29 aprile 2011 | Spazio Radio | intervento
Libia
Piegare Gheddafi e preparare l'intervento terrestre
Gli americani spingono con insistenza per un maggiore coinvolgimento dell’Italia nel conflitto in Libia, non solo per passare il cerino politico agli europei. L’obiettivo finale è piegare il colonnello Gheddafi e far sbarcare una forza di interposizione in Libia, con ampia partecipazione italiana. Un modello stile ex Yugoslavia, dove il contingente occidentale è arrivato dopo l’offensiva aerea.

play

09 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
Diario dalla Libia

play

18 marzo 2011 | Radio Capodistria | intervento
Libia
IL vaso di pandora
IL vaso di pandora

play

26 aprile 2011 | Radio 101 | intervento
Libia
Con Luxuria bomba e non bomba
Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

play

26 agosto 2011 | Radio Città Futura | intervento
Libia
I giornalisti italiani rapiti a Tripoli


play

[altri collegamenti radio]




fotografie







[altre foto]