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19 maggio 2022 - Il Fatto - Ucraina - Il Giornale
Ancora mille resistenti nel cuore di Azovstal L’ipotesi della resa finale legata al cessate il fuoco
Poco meno di mille difensori superstiti di Mariupol si sono arresi ai russi, ma altrettanti erano ancora asserragliati, fino a ieri sera, nell\'acciaieria Azovstal con i loro comandanti. La base dell\'accordo per evacuare l\'ultima ridotta è uno scambio di prigionieri, ma tutto rischia ancora di accadere nel bene e nel male. Se la complicata trattativa filasse liscia, a cominciare dal dovuto rispetto per i prigionieri di guerra, la resa degli ultimi difensori della città «potrebbe diventare un primo tassello per il negoziato più ampio sul cessate il fuoco» rivela al Giornale una fonte militare. Poco più di una speranza, ma nelle 24 ore fra lunedì e martedì hanno ceduto le armi 694 soldati ucraini per un totale di 959 dal 16 maggio quando è iniziata quella che Kiev chiama «evacuazione» e Mosca «resa». I feriti gravi sono oltre 80 e molti degli altri prigionieri appaiono denutriti, provati o feriti come mostra il secondo video reso noto dal ministero della Difesa di Mosca. I soldati ucraini compresa una donna, vengono perquisiti con attenzione e incolonnati per poi venire fatti salire sui pullman che li portano nei territori occupati dai separatisti, ma in Ucraina e non, almeno per ora, oltre confine nella Federazione russa.
Così il Cremlino avrà meno imbarazzi sulla loro sorte, ma pure le decisioni della Duma con le richieste di processarli e condannarli a morte hanno poco peso. Denis Pushilin, il capo dell\'auto proclamata Repubblica popolare di Donetsk, ha comunque dichiarato che «per quanto riguarda i criminali di guerra e i nazionalisti, il loro destino, se hanno deposto le armi, dovrebbe essere deciso da un tribunale. Il tribunale decide, se si tratta di un criminale nazista e deve venire sottoposto a processo». La convenzione di Ginevra non lo prevede, ma pure gli ucraini a Kiev stanno processando i soldati russi prigionieri accusati di crimini di guerra.
Lo stesso Pushilin confermava ieri sera che «un migliaio di militari ucraini, compresi i loro comandanti, sono ancora trincerati nell\'acciaieria Azovstal». Il vero nodo sono proprio i volti noti della resistenza come Denis Prokopenko, comandante del reggimento Azov, il suo vice Sviatoslav «Kalynà» Palamar e il capo dell\'intelligence Ilya Samoilenko, detto Cyborg per il braccio in titanio e l\'occhio di vetro eredità di passate battaglie. Oltre al maggiore-padre di famiglia, Serhiy Volyna, comandante dei marines della 36esima brigata.
A Kiev la vice ministra della Difesa, Hanna Maliar, ammette «che ci sono ancora molte persone» nell\'ultima ridotta sotterranea, ma non c\'è altra scelta che l\'evacuazione. Malyar sottolinea che «i difensori di Mariupol hanno adempiuto pienamente alla loro missione di combattimento» ricordando che grazie alla strenua difesa della città, il corpo d\'invasione russo non ha potuto trasferire circa 20mila militari in altre regioni dell\'Ucraina. «I soldati che hanno continuato a combattere lo hanno fatto con coraggio e abilità ed è ammirevole pensare per quanto tempo sono stati in grado di resistere», ha sostenuto il portavoce del Pentagono, John Kirby. Alla tv russa un capo miliziano dei separatisti del Donbass ha detto che potrebbe «capitare un incidente, che si sparino da soli» riferendosi alla resa delle figure più note della resistenza di Mariupol. Gli irriducibili e i loro comandanti potrebbero anche scegliere di non diventare trofei dei filo russi, con il rischio di venire torturati, decidendo di immolarsi alla samurai per non consegnarsi al nemico.
Da parte di Mosca il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha ammesso che all\'inizio dell\'invasione sono stati commessi degli «errori». I suoi uomini integrati da anni nell\'esercito russo hanno combattuto in prima linea a Mariupol. «All\'inizio sono stati compiuti degli errori», ha spiegato parlando di «alcune piccole carenze, ma adesso va tutto come pianificato al 100%».
[continua]

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02 luglio 2014 | SKYTG24 | reportage
Gli uomini neri sul fronte dell'Est
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari provenienti da paesi europei come Italia, Svezia, Finlandia e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte di Mariupol, una città costiera nell’Est dell’Ucraina. Una dozzina di volontari stranieri, che sostengono di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all’arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell’est dell’Ucraina, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell’Interno. Fra i volontari europei, l’italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c’è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall’estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come “gli uomini neri”.

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20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

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14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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