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14 maggio 2023 - Prima - - Il Giornale
Blitz a Roma e Berlino in cerca di sostegno per entrare nella Nato (ma con cautela)
l presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha scelto Roma, come prima tappa di un tour diplomatico europeo che lo porterà oggi a Berlino, poi a Parigi e alla fine a Londra. «Il nostro paese è centrale e gli ucraini sanno che possono fidarsi» spiega un’alta fonte governativa. Al di là delle dichiarazione ufficiali i retroscena della visita partono dalla richiesta forte di Zelensky di ingresso nella Nato. Il presidente vorrebbe che il vertice dell’Alleanza di Vilnius, previsto per l’11 e 12 luglio, fosse decisivo per il futuro ingresso del suo paese. Gli ucraini puntano sul termine «membership», appartenenza, in riferimento all’Alleanza atlantica e avrebbero voluto inserirlo in un comunicato congiunto. «Ci aspettiamo molto dal summit (in Lituania, ndr)- ha dichiarato Zelenzky - per la definizione del nostro ingresso nella Nato». Per i russi sarebbe una dichiarazione di guerra e una richiesta del genere potrebbe spaccare l’Alleanza, che si è compattata dopo l’invasione, a cominciare da Ungheria e Turchia.
Pure Germania e Francia frenano molto.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo aver parlato da sola per 70 minuti con Zelensky, si è dimostrata cauta spiegando però che «siamo pronti a sostenere una ulteriore intensificazione del partenariato dell\\\'Ucraina con la Nato».
L’Italia, però, appoggerà con forza l’Ucraina nel percorso verso l’Unione europea: «Possiamo dare una mano concreta di supporto sui documenti, l’approccio alla burocrazia di Bruxelles» spiega la fonte. Non a caso Meloni, prima dell’arrivo di Zelensky, ha parlato al telefono con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La Ue, però, avanza sempre con la lentezza e pesantezza di un pachiderma, quando bisognerebbe essere più concreti e veloci con un paese in guerra.
A Mosca fra i diplomatici occidentali ancora presenti, compresi quelli italiani, si caldeggia l’idea di accordo finale, che chiuda le ostilità, «con un’Ucraina membro dell’Unione europea, ma neutrale come lo erano Svezia e Finlandia» rivela una fonte in Russia. A Zelensky non basta perché la Ue non ha una forza militare in grado di intervenire nell’eventualità di una futura, nuova invasione.
Sulla richiesta di ulteriori armi e pacchetti di sanzioni le bocche sono cucite sul versante italiano, ma alla vigilia della visita del presidente il suo principale consigliere Mykhailo Podolyak ha ribadito che servono «missili a lungo raggio, aerei d’attacco e da combattimento, grandi quantità di proiettili e sistemi di difesa antiaerea». A Palazzo Chigi, al pranzo di lavoro, c’era anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Zelesnky, nonostante le ultime dichiarazioni attendiste, punta molto «sulla controffensiva ed è ottimista per quanto riguarda i risultati» osserva la fonte governativa. Le operazioni del reggimento Azov a Bakhmut, che ha testato le linee di difesa russe costringendo alcune unità regolari a ripiegamenti tattici, non vanno sottovalutate.
La visita in Vaticano è stata altrettanto importante e la premier Meloni, che ha un ottimo rapporto con Papa Francesco, si è spesa molto per renderla possibile e costruttiva. «Il Santo Padre può fare molto sul rimpatrio dei bambini deportati in Russia e lo scambio di prigionieri» conferma la fonte del Giornale. Dossier spinosi che stanno a cuore a Zelensky e non è un caso che nell’incontro il Papa, come spiega il portavoce del Vaticano, Matteo Bruni, «ha sottolineato in particolare la necessità urgente di \\\"gesti di umanità\\\" nei confronti delle persone più fragili, vittime innocenti del conflitto».
Zelensky ha rinnovato l’invito al Papa di una visita a Kiev, ma Francesco vuole andare anche a Mosca e il Vaticano è pronto ad ospitare eventuali negoziati di pace. Un vero piano che faccia tacere le armi, però, è ancora molto lontano. Il governo italiano «ha alcune idee per la pace», ma tutti attendono con il fiato sospeso cosa accadrà sul campo nelle prossime settimane con l’annunciata, ma difficile controffensiva ucraina. Il presidente del Consiglio mantiene un ottimo rapporto con il premier indiano, Narendra Modi, che ha grande influenza sui paesi emergenti.
L’obiettivo è coinvolgere nell’uscita del tunnel della guerra non solo il Papa, ma anche l’India. A visita finita il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dichiara al Giornale che «è stata un successo e ha dimostrato il ruolo centrale dell’Italia».
[continua]

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27 giugno 2007 | Tg2 | reportage
Esercitazione per giornalisti embedded
Sahariana immacolata, capello scapigiato, fumo di bombe all'orrizonte. E' questa l'immagine dell'inviato di guerra che la tv ha portato nelle case degli italiani. Invece il giornalista embedded è tutt'altro. Basti pensare che per diventare inviati di guerra occorre una rigorosa disciplina. Proprio per questo a Udine è stato organizzato un corso per addestrare i nuovi cronisti a evitare le gaffe raccontate dai militari. La giornalista veterana di missioni di guerra in tacchi a spillo che si fa prendere da una crisi isterica su un mezzo militare durante un conflitto a fuoco oppure il cameramen che nel carro armato apre la bottiglia dell'acqua mettendo ko la sua sofisticata macchina per le riprese. Ecco è proprio per evitare i classici esempi della letteratura fantozziana che riguarda gli inviati di guerra raccontata a mezza voce dai soldati italiani che è nato il corso sul "Comportamento e sicurezza dei media in operazioni" organizzato nel corso dell'esercitazione "Cormor 2006" dalla Brigata Pozzuolo del Friuli: si sono messi fianco a fianco, per la prima volta in Italia, una trentina di appartenenti alla riserva selezionata, giornalisti di guerra, tra i quali un veterano come Fausto Biloslavo,inviato di guerra de Il Giornale, e aspiranti tali. "Quello degli inviati di guerra e dei militari - sottolinea il capitano Ettore Sarli, responsabile pubblica informazione della Brigata, - sono due mondi che devono lavorare un po' meglio assieme per conoscersi e riuscire a contemperare le reciproche esigenze". Perché l'imperativo è sempre quello di garantire la sicurezza dell'operazione in corso ed evitare che la presenza del giornalista al seguito possa rivelarsi controproducente. Perché i giornalisti embedded devono innanzitutto vincere la sfida della fatica, quella di muoversi sempre, anche con temperature che superano i 60 gradi, con giubbotto antiproiettile ed elmetto del peso di 12 chili complessivi. E quella della paura. "Se un giornalista vuole realmente essere embedded - sottolinea Biloslavo - deve sapersi muovere e comportare esattamente come un militare, uscendo in qualunque tipo di operazione".

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10 novembre 1992 | Albatross Press Agency | reportage
Le migliori immagini
Gli spezzoni più significativi delle guerre seguite dall'Albatross Press Agency dal 1983 al 1992

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16 aprile 2015 | Sky Tg24 | reportage
Profughi e clandestini dalla Libia
Le rotte della valanga di clandestini, che si sta riversando in Italia sono tre: la più importante parte dalla Libia, un’altra via mare dalla Turchia e la direttrice terrestre attraverso i Balcani. Le mappe del traffico di uomini sono state preparate dalla nostra intelligence. In marzo il responsabile dell’agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri, aveva lanciato l’allarme: “In Libia ci sono dai 500mila al milione di migranti pronti a partire”.

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