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Reportage
07 agosto 2026 - Prima - Spagna - Il Giornale
Il pugno duro di Madrid a Cauta: i migranti espulsi per fame e sete
Fausto Biloslavo
L’arma della fame e della sete per farli tornare “volontariamente” a casa. Manganellate e caccia ai migranti per snidarli dai barrios. Invasione, parola tabù e adesso che sono rimasti ancora migliaia problema già finito, se non per i minorenni, che però assomigliano ai maranza nostrani. Storie lacrimevoli a profusione, ma neanche una riga sul rischio di infiltrazioni jihadiste, che sta emergendo dai controlli dell’antiterrorismo.
A Ceuta è tutto quello che il main stream mediatico e non solo, pendente a sinistra, ha fatto finta di non vedere. Due giorni fa davanti alla distribuzione del cibo della Croce rossa nella spiaggia di Benitez, ancora occupata dai migranti illegali, si è fermato un possente fuoristrada verde oliva dell’esercito. L’ufficiale ha guardato sbigottito la scena di un migliaio di migranti in fila per acqua e viveri dal finestrino. E scuoteva visibilmente la testa, con una faccia da incavolato nero, in direzione dei poliziotti di guardia. 
Fino a 48 ore prima l’ondata umana che ha invaso Ceuta era stata volutamente affamata e assetata per costringere la maggioranza dei clandestini a tornare a casa. Alla faccia del buonismo socialista del premier Pedro Sánchez. Se lo avessimo fatto noi nelle ondate che abbiamo subito a Lampedusa le anime belle avrebbero chiesto l’intervento dei caschi blu. Di fronte a un’invasione non si può andare per il sottile, ma a Ceuta è avvenuto, con l’arma della fame e della sete, un gigantesco respingimento di massa, che Sánchez ha sempre aborrito opponendosi al nuovo patto Ue sull’immigrazione. Per la grande stampa ed i politici di sinistra, però, tornavano tutti a casa “volontariamente”. Appena arrivato a Ceuta era chiaro che polizia, soldati e Guardia civil davano la caccia ai clandestini ben annidati nelle zone meno centrali, a colpi di manganelli. Solo quando ronzavano attorno dei giornalisti facevano i “buoni” o limitavano i metodi a dire poco bruschi. Neanche l’ombra di Amnesty international o delle solite Ong pro porte aperte, che protestano per un nonnulla in Italia.
I numeri sono stati volutamente diminuiti fin dall’inizio, 30-40mila secondo i giornalaoni, ma poi lo stesso governo spagnolo ha dovuto ammettere che erano tornati indietro il doppio, 73.500. Se calcoliamo i 3-5mila rimasti, come ha ribadito ieri il disgraziato sindaco di Ceuta, si scopre che l’exclave spagnola è stata travolta da un numero di invasori quasi equivalente agli 85mila abitanti. E dopo il grosso dei rientri volevano spacciare che fosse tutto finito, ma in realtà ci sono ancora migliaia di clandestini. I paraocchi ideologici hanno offuscato le cronache e non tutti gli inviati si calavano nella “giungla” dei clandestini, che assediavano il centro di accoglienza di Ceuta.
Nei titoli e in tv la parola “invasione” era quasi un tabù ed i migranti, mai definiti illegali o clandestini, sembravano bravi ragazzi in cerca di un futuro. 
Per non parlare del rischio di infiltrazioni criminali e jihadiste nascosto da una cappa di silenzio. Il sindacato di polizia spagnolo, Jupol, che aveva lanciato l’allarme, un paio di giorni prima, del pericolo d’invasione, ha dichiarato che sarebbero stati “individuati una decina di jihadisti” nell’onda umana, grazie alle analisi dei video di sorveglianza della barriera di confine e di quelli che circolano in rete. Forse esagerano, ma il Giornale ha conferma, grazie ad una fonte riservata, che “sono in corso attività di identificazione dei migranti entrati a Ceuta” e per ora “sussistono dei dubbi su 2-3 individui”, che potrebbero essere jihadisti. 
La zona marocchina di confine di Fnideq, da dove è partito il grosso degli “invasori”, a un  passo da Ceuta, ha una storia non solo di povertà e disoccupazione, come evidenzia il main stream, ma “di radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone, originarie dell’area, partite in passato per combattere in Siria e Iraq”. Non solo: sui 191 radicali islamici arrestati in Spagna fra il 2018 ed il 2023, l’8% era entrato nel paese illegalmente. E 15 terroristi hanno utilizzato la rete dei trafficanti di uomini come se fossero migranti. I sospetti jihadisti arrivati con l’invasione sarebbero stati espulsi dalla Spagna per attività radicali o condanne legate al terrorismo. Secondo le informazioni riservate del Giornale la Policia Nacional, pur considerandola ancora remota, non esclude l’ipotesi che “alcuni dei migranti, giunti a Ceuta, possano essersi rivolti a basisti locali per acquisire documenti di identità falsi e poter così raggiungere la penisola iberica”. Il barrio El Príncipe è un quartiere, abitato in gran parte da musulmani, nelle mani di trafficanti di droga e di uomini dove, se hai soldi per pagare, trovi documenti o passaggi clandestini verso Gibilterra. 

[continua]