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Articolo
04 settembre 2026 - Il Fatto - Italia - Il Giornale |
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| Sbarchi dimezzati grazie agli accordi con Libia e Tunisia E l’Ue imita l’Italia |
Fausto Biloslavo Sul fronte degli sbarchi non era cominciata bene per Giorgia Meloni appena insediata a Palazzo Chigi. Durante il primo anno di governo sono arrivati clandestinamente in Italia, via mare, 157.651 migranti. Numeri dei periodi peggiori, risalenti ai governi di centro sinistra di Renzi e Gentiloni, ma nel giro di tre anni il governo ha ribaltato la situazione. Dal 2024 gli sbarchi si sono dimezzati assestandosi a 66mila anche per il 2025. L’exploit è arrivato quest’anno con 19.148 arrivi dal Mediterraneo rispetto ai 42.136 dello stesso periodo del 2025. Una riduzione di oltre il 50%, che a fine anno, se va avanti così, sarà cinque volte di meno rispetto al boom iniziale. Non si ottengono risultati del genere per caso. Il governo Meloni è riuscito a usare la carota, stringendo accordi con i paesi di imbarco principali, Libia e Tunisia, e coinvolgendo le Ue oltre che il “bastone” delle pressioni. Grazie, anche, agli interventi mirati dela nostra intelligence guidata dal generale Caravelli sia sulla Tripolitania che la Cirenaica. Pure i rimpatri, volontari o meno, sono aumentati a 5.649, fino ad agosto. Ancora pochi, ma l’aumento rispetto agli sbarcati è salito dal 3% del primo anno di governo al 10,2% nel 2025. Il decreto Ong, studiato e tramutato in legge, dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per regolamentare le Organizzazioni non governative in mare, ha fatto il resto. Per le Ong è una spina nel fianco a cominciare dall’obbligo di un solo soccorso per poi fare sbarcare i migranti nel porto sicuro indicato dal Viminale, spesso lontano. Il risultato è una significativa flessione dei “recuperi” di irregolari, davanti alla Libia, dei talebani dell’accoglienza. Il vero “miracolo” di Giorgia Meloni sul fronte dell’immigrazione è avere ribaltato la percezione e le decisioni dell’Unione europea. Dal nuovo patto di asilo, al riconoscimento di paesi sicuri da dove arriva in Italia il grosso dei migranti irregolari, alla maggiore propensione ai rimpatri compreso il concetto, considerato fino a poco tempo fa un tabù, dei return hub al di fuori dei confini nazionali e Ue. Anche la percentuale delle domande di asilo accettate, a livello europeo, diminuiranno grazie ad un controllo più rigoroso su quelle farlocche. Il progetto Albania, non funziona ancora a pieno ritmo, a causa dei bastoni fra le ruote infilati dalla magistratura immigrazionista. Però non è escluso, che prima delle elezioni politiche, si cominci a spedire direttamente oltre Adriatico i clandestini in arrivo via mare. Non solo: diversi paesi europei, dall’Inghilterra alla Danimarca, rincorrono progetti simili cercando di realizzarli in altri paesi dal Kosovo al Ruanda o l’Uganda. E a lungo termine il presidente del Consiglio ha lanciato il piano Mattei per l’Africa, inseguita ultimamente dalla Francia che ha perso le sue storiche posizioni nel continente. Non basta tamponare gli sbarchi o rimpatriare: il vero successo sarà convincere i migranti a non partire creando le condizioni per un futuro migliore a casa loro. |
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10 giugno 2008 | TG3 regionale | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /1
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non dimentica i vecchi amici scomparsi. Il 10 giugno ha visitato a Bolzano la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” dedicata ad Almerigo Grilz. La mostra è stata organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti. Gli ho illustrato le immagini forti raccolte in 25 anni di reportage assieme ad Almerigo e Gian Micalessin. La Russa ha ricordato quando "sono andato a prendere Fausto e Almerigo al ritorno da uno dei primi reportage con la mia vecchia 500 in stazione a Milano. Poco dopo li hanno ricoverati tutti e due per qualche malattia". Era il 1983, il primo reportage in Afghanistan e avevamo beccato l'epatite mangiando la misera sbobba dei mujaheddin, che combattevano contro le truppe sovietiche.
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05 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
Islam, matrimoni forzati e padri assassini
Nosheen, la ragazza pachistana, in coma dopo le sprangate del fratello, non voleva sposarsi con un cugino in Pakistan.
Il matrimonio forzato era stato imposto dal padre, che ha ucciso a colpi di mattone la madre della giovane di 20 anni schierata a fianco della figlia. Se Nosheen avesse chinato la testa il marito, scelto nella cerchia familiare, avrebbe ottenuto il via libera per emigrare legalmente in Italia.
La piaga dei matrimoni combinati nasconde anche questo. E altro: tranelli per rimandare nella patria d’origine le adolescenti dove le nozze sono già pronte a loro insaputa; e il business della dote con spose che vengono quantificate in oro o migliaia di euro.
Non capita solo nelle comunità musulmane come quelle pachistana, marocchina o egiziana, ma pure per gli indiani e i rom, che sono un mondo a parte.
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03 febbraio 2012 | UnoMattina | reportage
Il naufragio di nave Concordia e l'allarme del tracciato satellitare
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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