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Esclusivo
23 settembre 2026 - Esteri - Spagna - Panorama
Una prevedibile invasione
Polo di colore neutro e poco appariscenti, pantaloni lunghi, berretti, uno con la scritta Police, taglio tattico dei capelli, in forma atletica, con zainetti e sempre attaccati al cellulare che serve per comunicare e filmare l’invasione di Ceuta. Il 30 e 31 luglio in mezzo all’ondata che ha travolto la città autonoma spagnola in Nord Africa ci sono dozzine di agenti marocchini infiltrati per favorire le ondate. Non lasciano dubbi le foto ed i video contenuti nel rapporto “sull'ingresso irregolare di massa a Ceuta” del Centro Nazionale dell’Immigrazione e delle Frontiere della polizia spagnola. Panorama ha letto la versione integrale di 55 pagine: il 30 e 31 luglio sono entrate illegalmente nella città autonoma “tra 75.000 e 85.000 persone”, ma “lo “scopo migratorio" funge solo da copertura formale per promuovere, guidare e indirizzare un flusso massiccio di persone verso il confine di Ceuta”. Gli analisti della Policia Nacional sottolineano come tutto sia partito dai social network “su applicazioni aperte come Facebook, Instagram o TikTok”. I messaggi sono espliciti: "Condividi questo post: il 30 luglio 2026 lanceremo un attacco contro Ceuta”. E da un mese viene utilizzato in rete il bel faccino del premier Pedro Sánchez con frasi ammiccanti scritte in arabo che diventano virali: “La Spagna è vicina a chiudere la porta alla regolarizzazione degli immigrati”, "L'ultima scadenza è il 30 luglio 2026”. Una sentenza della Corte suprema spagnola del 29 giugno ha fatto il resto. Il rapporto rivela che  “la sua distorsione e la traduzione in linguaggio "virale" è: “Se entri a nuoto, non possono più rimandarti indietro”. La miccia che porta all’esplosione con i giovani marocchini che chiedono sui social “Ragazzi, c'è qualche (Harga) concreto in programma?”. Harga o Harraga è l’espressione popolare nel Maghreb per l’immigrazione clandestina in Europa. Fra il 29 e 30 luglio la comunicazione sull’invasione viene spostata su gruppi di messaggistica chiusi come WhatsApp con “messaggi più specifici riguardanti il coordinamento operativo e raccomandazioni”. Nelle chat le istruzioni sono precise: "Ragazzi, ci stiamo organizzando... vogliamo avanzare in gruppi di 10", "Unitevi a questo gruppo per coordinare un assalto collettivo al confine", “Indrive (in macchina o bus nda) per 4 persone... treno per Tangeri e taxi per M’diq (città costiera del Marocco settentrionale nda); poi un'ora e mezza di cammino”. 
Il Centro Nazionale di Intelligence (CNI) scopre messaggi che promuovono l’assalto di massa a Ceuta su pagine Facebook ("Assalto alla recinzione di Ceuta”, “Ceuta Fnideq (la cittadina in Marocco, vicina al confine, culla integralista nda)”)  con “180mila seguaci”. Il 29 luglio, 24 ore prima dell’invasione, i servizi lanciano l’allarme: gli “ingressi” illegali avverranno "sia a nuoto che scavalcando la recinzione, approfittando delle celebrazioni della Festa del Trono”. Una delle ricorrenze più importanti del Marocco, che celebra la monarchia. Nel rapporto la Policia Nacional pubblica l’intreccio di una fitta rete di cellulari coinvolti nella mobilitazione via Internet. Il 90% dei numeri sono marocchini, ma risultano coinvolte utenze in mezzo Maghreb fino alla Libia e nell’Africa sub sahariana dalla Nigeria all’Angola. Al grande volano digitale dell’invasione partecipano pure cellulari europei non solo in Spagna, ma in Francia, Germania, Inghilterra e pure Italia. Il tam tam inizia il 24 luglio, ma il 30 luglio, il D-Day dei clandestini, si registra il picco con 1.974 messaggi, un aumento del 3.363 % rispetto ai giorni precedenti.
La Policia Nacional riporta i più significativi: "Madre, se Allah vuole, ci sarà un altro assalto", "Allah o Akbar (Dio è grande nda)!", "Fratelli scendete, il posto di dogana è aperto”.
L’invasione è organizzata in tre ondate: la prima coinvolge giovani tra i 15 ed i 25 anni, ben “equipaggiati con tute in neoprene, pinne e oggetti che facilitano la galleggiabilità (pneumatici, galleggianti, materassini da spiaggia, ecc.)”. Quasi tutti marocchini che hanno attraversato il confine a nuoto. Alle 11 del 30 luglio arriva il clamoroso ordine governativo di "non agire e aprite i cancelli” ai soli 6 agenti della Polizia nazionale antisommossa presenti al confine sulla piaggia di Tarajal. Su tutta la linea di frontiera di Ceuta sono in 12. E rischiano di venire travolti o provocare feriti fra i migranti che danno l’assalto a barriere e filo spinato. 
Quando il valico cede arriva la seconda ondata composta da “persone fino a 40 anni di età, interi gruppi familiari e bambini piccoli (stimati tra il 18 e il 25% del totale)”. Non solo: “La maggior parte indossa abbigliamento sportivo e infradito, senza attrezzature specifiche come mute o pinne”. La maggioranza rimane di marocchini, ma iniziano ad arrivare illegalmente nella città di 83mila abitanti anche i sub sahariani. La terza ondata, dalle 22 del 30 luglio al giorno dopo, è composta, di nuovo, da giovani con “attrezzatura specifica per la traversata a nuoto”. Il rapporto spiega che  “una volta raggiunto il collasso causato dall’ "apertura delle porte” l’obiettivo diventa quello di eliminare la capacità di reazione della Spagna”. Chi favorisce l’invasione? “Le immagini satellitari della zona, il 30 luglio, mostrano una presenza minima di polizia e militari” marocchini, nettamente inferiore al solito. Fra i “soggetti attivi” del piano di guerra ibrida ci sono gli "organizzatori del flusso di persone sul territorio”. Sulla base di video, foto e documenti vengono individuate “forze di sicurezza marocchine in uniforme lungo la strada principale e nei punti chiave (…) mentre impartiscono istruzioni alle persone che attraversano il confine in modo irregolare per superare gli ostacoli e organizzano l'accesso all'area per i veicoli di grandi dimensioni che trasportano un numero significativo di migranti”. In mezzo ai migranti ci sono anche “agenti facilitatori sul campo, in borghese, (…) fra i 30 e 50 anni. Corporatura robusta o atletica. Capelli corti (ben curati) (…) incitano la folla a continuare a marciare (…) In alcuni casi, sono stati osservati mentre impartivano istruzioni al personale in uniforme schierato nella zona”. Agenti facilitatori probabilmente del DGST, i servizi interni marocchini. 
Un diplomatico marocchino smentisce, con Panorama, e attacca: “Il rapporto è stato elaborato da un dipartimento di studio e non di intelligence della polizia, che risponde ad una giudice a suo tempo membro del Partido popular (di centro destra nda). Le conclusioni sono approssimative e descrittive sulla base di immagine in rete”. Il diplomatico si riferisce a María Tardón Olmos, magistrato del Tribunale nazionale, che fra il 1999 ed il 2003 è stata consigliere comunale a Madrid per il Partito popolare. La giudice ha aperto un’inchiesta penale sulla “grave lesione  dell'integrità territoriale della Spagna, utilizzando a tal fine l'ingresso di massa nel nostro Paese”. 
Nel rapporto vengono elencate tutti gli allarmi lanciati dal 27 luglio per l’ “ingresso di massa di immigrati che attraversano il mare a nuoto, in seguito alla sentenza della Corte Suprema (manipolata sui social per mobilitare le ondate nda) relativa a reati in materia di immigrazione”. Due giorni dopo il Centro Nazionale per l'Immigrazione e le Frontiere emette “una prima allerta di rischio di ingresso di massa, da diffondere ai valichi di frontiera di Ceuta e Melilla”. Campanelli d’allarme inascoltati da Madrid. 
La stragrande maggioranza dei migranti illegali torna indietro nei primi giorni di agosto, assetati, affamati e rincorsi a manganellate della Guardia civil. A Ceuta sarebbero rimasti 5-10mila. A questo punto ne approfittano le reti criminali “per offrire servizi di trasporto illegale verso la penisola iberica”. Solo fra il 30 luglio e il 19 agosto, 148 clandestini arrivano da Ceuta sulle coste di Cadice e Malaga a bordo di 29 imbarcazioni “dopo il pagamento di somme comprese tra i 3.000 e i 7.000 euro” a testa rivela la Policia nacional. In alcuni casi vengono utilizzati “i natanti veloci e potenti dei narco trafficanti” che contrabbandano hashish e cocaina dall’Africa.
Nelle conclusioni del rapporto il Centro Nazionale dell’Immigrazione e delle Frontiere sottolinea che l’invasione ha avuto “una direzione strategica” con un’ “elevata specializzazione”, “una pianificazione tattica” e un “monitoraggio sul territorio”. Nel mirino ci sarebbe anche l’intelligence spagnola con un’ “escalation (…) esempio da manuale di controspionaggio offensivo”. Uno degli obiettivi principali è “l'impatto sulla società civile” per provocare “disordini sociopolitici, disinformazione, erosione della fiducia nelle istituzioni, deterioramento della sicurezza pubblica, ecc.”.
Fausto Biloslavo