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Esclusivo
13 settembre 2011 - Esteri - Libia - Il Giornale
Il treno che incastra Gheddafi prova che il rais non è in Libia
Il colonnello Gheddafi giura di essere in Libia alla guida della lot­ta contro gli usurpatori, ma pro­prio un suo messaggio audio, du­rante la caduta di Tripoli, sembra smentirlo. La voce roca e burbera, che il 24 agosto invitava i fedelissi­mi «a liberare la capitale dai ratti», ovvero i ribelli, è inconfondibile. A un certo punto, però, si sente un ru­more di sottofondo, che quasi co­pre le parole del raìs e assomiglia chiaramente a quello di un treno. Un esperto del suono contattato da il Giornale non esclude che lo stesso Gheddafi si trovasse a bor­do del treno, dove registrava a un dittafono il messaggio sulla lotta a oltranza nella capitale, in onda il 24 agosto su una tv amica a Dama­sco. Peccato che in Libia i treni li hanno portati gli italiani un secolo fa e non viaggiano più dal 1965. Non siamo la Cia, ma questo vor­rebbe dire che il colonnello è ripa­rato segretamente all’estero.
Il primo a segnalarci il messag­gio di Gheddafi del 24 agosto ed i suoi rumori di sottofondo è un con­tatto libico de Il
Giornale . Quando Tripoli sta cadendo, il colonnello manda un discorso preregistrato alla tv Al Rai, una specie di megafo­no. Anche ieri Michane Al Joubou­ri, editore della stravagante emit­tente, è apparso in video per legge­re un comunicato attribuito al co­lonnello. «Il paese non cadrà di nuovo in mano ai colonizzatori ­avrebbe scritto Gheddafi - non ci resta che combattere fino alla vitto­ria per sconfiggere questo golpe». Secondo l’editore di Al Rai il raìs «guida la resistenza in mezzo al suo popolo, non in Niger, non in Venezuela, ma in Libia».
Il 24 agosto la televisione con se­de a Damasco aveva mandato in onda il famoso messaggio in cui Gheddafi sosteneva di aver fatto «una passeggiata in incognito» a Tripoli «senza che la gente mi scor­gesse. Ho visto dei giovani pronti a difendere la loro città». Per il raìs la capitale «non era in pericolo», an­che se nel giro di poche ore i ribelli
assunsero il pieno controllo. A 4 minuti e 9 secondi del baldanzoso messaggio, mentre Gheddafi dis­serta di «traditori, mercenari e rat­ti », irrompe un rumore di sottofon­do chiarissimo e ciclico, che sem­bra quello di un treno lanciato sui binari. Dura una decina di secon­di, come se transitasse rimbom­ban­do su un cavalcavia o si infilas­se in una galleria. I tecnici informa­tici del sito de Il Giornale hanno avuto subito l’impressione che fos­se un treno. Per un riscontro ci sia­mo affidati a un esperto del suono senza dirgli di cosa si trattasse. «Ho fatto un’analisi spettrale della tracce audio e all’80%è proprio un treno» spiega Edoardo Milani. Non solo: lo stesso colonnello po­teva essere a bordo del treno e quindi non certo a Tripoli. «Ghed­dafi deve­aver registrato il messag­gio con un dittafono e a bassa quali­tà per poter spedire il file. Durante il discorso si sente un suono cicli­co di sottofondo, poi oscurato da un filtro probabilmente per evi­denziare la voce quando l’hanno mandato in onda», fa notare Mila­ni. Il suono potrebbe essere quello dei vagoni sui binari. Dopo quat­tro minuti il rumore del treno di­venta evidente, per una decina di secondi,forse per l’attraversamen­to di un cavalcavia o di una galle­ria.
I lettori de
Il Giornale potranno giudicare da soli ascoltando l’au­dio su www.ilgiornale.it . Non si può mai escludere che qualche manina abbia manipolato il file originale, ma è probabile che nes­su­no abbia fatto caso al rumore so­spetto di sottofondo. I segnali che Gheddafi sia fuggito all’estero non mancano. Da mesi non si fa più ve­dere in video e infatti ieri ha man­dato «una lettera al popolo». Sem­pre ieri la portavoce del Diparti­mento di Stato Usa ha annunciato che il Niger «sta portando o ha già portato a Niamey» il terzogenito Saadi, scappato nel Paese, e ha in­tenzione di metterlo in prigione. Ma è giallo sul fermo confermato, poi smentito, poi riconfermato. Al capoclan, intanto, è stata offerta ospitalità in Venezuela e Zimba­bwe. Per 42 anni ha foraggiato i pa­esi africani al punto che la Guinea Bissau si è offerta di ospitarlo. Per il primo ministro Carlos Gomes «con tutti gli investimenti che ha fatto, il colonnello merita massi­mo rispetto e il miglior trattamen­to possibile. Sarebbe il benvenu­to ».
[continua]

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