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Reportage
23 marzo 2014 - Esteri - Ucraina - Il Giornale
Cade l’ultima base in Crimea. Tank russi verso l’est Ucraina
«Davai, davai (andia­mo, andiamo)» ur­la un militare russo seguendo con i suoi uomini il blindato che sfonda il muretto di burro della base aerea di Bil­bek. Una delle ultime sacche di resistenza delle truppe ucraine in Crimea travolta da un’azio­ne di forza dei commando di Mosca. Tutto in diretta grazie ad una webcam piazzata al­l’esterno della base, che filma l’assalto prima di venire divel­ta. Il blitz scatta con un blinda­to che aggira il camion messo di traverso dai militari ucraini per evitare un’irruzione. Poi il mostro d’acciaio, con alcuni soldati appollaiati sulla coraz­za, punta un paio di volte sul cancello come un ariete e lo sfonda. Un altro blindato pene­tra nel perimetro impossibile da difendere della base dell’ae­ronautica seguito da due file di soldati armi in pugno. L’aero­porto militare con i Mig 29 era già stato preso dai russi all’ini­zio dell’occupazione. I soldati di Mosca sparano raffiche in aria e lanciano granate assor­danti. Almeno un militare ucraino rimane ferito ed una cinquantina di irriducibili si stringe attorno al comandante della base, il colonnello Yuli Mamciur. Nella piazza d’armi intonano con orgoglio l’inno nazionale. Poi Mamciur tratta la resa.
In questi giorni da 8 settem­bre gli ufficiali ucraini si sono la­mentati a denti stretti di essere stati abbandonati da Kiev al lo­ro destino. Prima dell’irruzio­ne a Bilbek gli uomini di Mamciur stavano bruciando documenti e il clima da smobili­tazione aveva decimato le trup­pe. Almeno metà dei soldati se ne erano già andati, in borghe­se e con i bagagli.
Ieri è caduta con l’irruzione di 200 miliziani filorussi anche la base di Novofedorivka, men­tre quella dei marines a Ferdos­ya ha trovato un accordo. «Ab­biamo riposto le armi in fureria e ufficiali russi le stanno con­trollando. Chi vuole resterà nel­la penisola e passerà con Mo­sca. Altri, come me che si sento­no patrioti ucraini ci ritirere­mo » spiega al telefono al
 Gior­nale il maggiore Volodimir Ba­ranjuk.
Nella capitale Simferopoli la polizia militare, il comando del­le forze in Crimea e una base della Marina resistono ancora per poco. La nave ammiraglia, Slavutich, sventola la bandiera
ucraina, ma rimane intrappola­ta nella baia di Sebastopoli. L’unico sottomarino di Kiev è stato catturato. Il ministro del­la Difesa russo, Sergei Shoigu, annuncia che su 18mila milita­ri ucraini dislocati in Crimea, 16mila avrebbero deciso di pas­sare con Mosca. Ben 147 basi sono passate sotto il controllo del Cremlino.
Se in Crimea si sta consuman­do l’8 settembre delle truppe ucraine, i filorussi non molla­no il nuovo fronte nell’Est del Paese. A Donetsk, bastione pro Mosca, oltre cinquemila perso­ne sono scese in piazza contro il governo di Kiev urlando «Pu­tin verrà e l’ordine porterà ». An­drej Burghin, ideologo della Re­pubblica di Donetsk che sogna di unirsi alla Russia sostiene che «dalla capitale hanno man­dato squadre speciali dell’Sbu, il servizio segreto, perché non si fidano dei loro uomini sul po­sto. Ogni giorno vanno a prele­vare
 gli organizzatori più in vi­sta delle proteste ». Uno degli ul­timi arrestati è Mikhail Ciuma­cenko leader del sedicente «Esercito popolare del Don­bass », la regione filorussa di Do­netsk e Lugansk.
Il corteo pro Mosca partito nel pomeriggio dalla piazza con la statua di Lenin si dirige minaccioso verso il palazzo del governatore presidiato dai re­parti antisommossa e poi al di­stretto di polizia dove sono trat­tenuti degli attivisti. A giovani miliziani mascherati vengono distribuiti guanti di lattice in vi­sta di un assalto a colpi di molo­tov o di pistola. Alla fine gli atti­visti cominciano a venir rila­sciati, ma la sfida sul fronte orientale è rimandata ad oggi quando i filo russi tenteranno di concentrarsi a Donetsk da tutta la regione. Il clima è molto pericoloso, tanto che il Penta­gono- che non si fida delle rassi­curazioni di Putin - teme che una rapida invasione dell’Est ucraino non potrebbe essere
 contenuta. 

video
07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.

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01 febbraio 2014 | MezziToni | reportage
Sulle barricate di Kiev
Piazza Maidan, l'Ucraina e le mille facce della rivolta contro il regime del presidente Viktor Yanukovich.

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02 luglio 2014 | SKYTG24 | reportage
Gli uomini neri sul fronte dell'Est
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari provenienti da paesi europei come Italia, Svezia, Finlandia e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte di Mariupol, una città costiera nell’Est dell’Ucraina. Una dozzina di volontari stranieri, che sostengono di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all’arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell’est dell’Ucraina, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell’Interno. Fra i volontari europei, l’italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c’è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall’estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come “gli uomini neri”.

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radio

27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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