image
Reportage
03 luglio 2022 - Prima - Ucraina - Il Giornale
Sul fronte del Donbass Tra ucraini e filo russi separati da una strada “Più armi contro Putin” “Stop agli aiuti a Kiev”
Siversk (Donbass)
Il fragore dei razzi Grad in partenza dalla batteria ucraina in mezzo a una radura essiccata dal sole fa accapponare la pelle. I quaranta tubi di lancio, eredi dei Katyuscha, i famigerati organi di Stalin della seconda guerra mondiale, eruttano dei bestioni grigi di 122 millimetri, lunghi tre metri e carichi di esplosivo verso le posizioni russe nel Donbass. Da dietro, sputano fiammate che danno solo una vaga idea di cosa sta piombando sulla testa del nemico, che assedia Lysychansk, l\\\'ultima cittadina della regione di Lugansk ancora in mano agli ucraini asserragliati in una difesa disperata e inutile. È solo questione di ore o di giorni: caduta Lysychansk, i russi avranno conquistato metà del Donbass.
«Temiamo solo i droni, che volano in quota e sono quasi invisibili. Se ci scoprono è la fine» ammette Serghey, il tenente che comanda due batterie di Bm-21 capaci di lanciare un diluvio di fuoco a oltre 30 chilometri di distanza. Al riparo del fogliame di alberi secolari, l\\\'ufficiale riceve via radio l\\\'allerta dal comando. Su un iPad nero con le mappe e le immagini satellitari del campo di battaglia fornito all\\\'esercito ucraino dagli americani controlla la zona di tiro. Le batterie sono mimetizzate poco più in là. Serghey si infila il giubbotto antiproiettile e parte con un paio dei suoi a bordo di una scassata macchina civile di fabbricazione sovietica. La più anonima possibile per evitare di venire intercettati dai droni. La batteria montata sul retro di un camion militare segue dietro, a distanza. La partita a scacchi con l\\\'artiglieria russa inizia nella radura assolata. Oltre una linea di alberi si alza il fumo nero delle cannonate russe. Il tenente calcola le coordinate e lancia ordini agli uomini, che girano come ossessi una manovella per alzare la rampa di lancio. «Fuoco» e i primi tre razzi partono verso l\\\'orizzonte con un frastuono terribile. Subito dopo il Bm 21 schizza via il più velocemente possibile per evitare di venire colpito dai tiri russi di controbatteria. Il tenente trova un\\\'altra posizione a qualche chilometro di distanza su un altopiano dantesco con le colonne di fumo dei bombardamenti all\\\'orizzonte. Quando partono tutti e quaranta i razzi assieme, il camion trema e ondeggia. Poi la batteria torna a caricare gli ordigni affusolati infilati a spalla da due militari nei tubi di lancio. L\\\'allarmante rumore di un caccia a reazione ci fa tuffare in un canale di scolo sotto la strada per cercare riparo, ma il jet prosegue verso altri obiettivi. La terra trema sotto i cingoli di una colonna di carri armati che sta arrivando con la bandiera gialla e blu. I carristi salutano con le dita a V, simbolo di vittoria. Uno, però, si fa il segno della croce.
I bombardamenti a intermittenza ci accompagnano fino a Siversk, una cittadina tagliata fuori dal mondo. I filo russi hanno annunciato un attacco per conquistarla con l\\\'obiettivo di chiudere in una sacca i difensori di Lysychansk.
Lisa, 17 anni, ci mostra una collezione di bossoli. «Non abbiamo paura dei russi. Restiamo a casa nostra» spiega con mamma Natalia e papà Roman. Nel sottoscala, usato come rifugio, hanno ricavato un bivacco. Roman non ha dubbi: «Il nostro unico desiderio è mir, pace. Per questo speriamo che i vostri politici la smettano di fornire aiuti militari all\\\'Ucraina». Un paio di proiettili d\\\'artiglieria diretti verso le postazioni russe fendono l\\\'aria con un sibilo pauroso sopra le nostre teste, ma nessuno sembra farci caso. Dall\\\'altra parte della strada in un altro condominio popolare, Alla è una patriota schierata sul fronte opposto. «Ci servono le armi contro Putin per salvare l\\\'Ucraina», sottolinea fra le lacrime. Da mesi non c\\\'è acqua, distribuita dai volontari con le autobotti, niente gas e manca la corrente. Alcuni civili chiedono se Kharkiv, la seconda città del paese poco più a nord, è caduta non avendo notizie e collegamenti con il resto del mondo. Per rendere meno terribili i rifugi sottoterra, agli occhi dei bambini hanno disegnato fiori, cuoricini e personaggi dei fumetti sulle porte delle cantine trasformate in camere da letto di fortuna.
La linea del Piave degli ucraini corre alle porte del Donbass. Sloviansk, città simbolo dove iniziò la secessione armata nel 2014, è sotto tiro con i russi alle porte a una dozzina di chilometri. Alle cinque della sera, dalla collina del cimitero, assistiamo a un terribile bombardamento in diretta. Fra le case sfregiate dalle bombe a grappolo, una bambina di 5 anni, con la voce dolce dell\\\'innocenza racconta: «Sparavano anche qui. Ho visto tutto. Qualcosa ha colpito il balcone di casa mia. C\\\'erano le fiamme e sono scappata».
[continua]

video
02 luglio 2014 | SKYTG24 | reportage
Gli uomini neri sul fronte dell'Est
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari provenienti da paesi europei come Italia, Svezia, Finlandia e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte di Mariupol, una città costiera nell’Est dell’Ucraina. Una dozzina di volontari stranieri, che sostengono di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all’arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell’est dell’Ucraina, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell’Interno. Fra i volontari europei, l’italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c’è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall’estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come “gli uomini neri”.

play
20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

play
03 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea ultimatum dei russi alle basi ucraine


play
[altri video]
radio

16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


play

26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

play

27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


play

[altri collegamenti radio]